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Blonde | Una straordinaria Ana De Armas e le schegge di vita di Norma Jeane e Marilyn Monroe

Andrew Dominik prende il romanzo della Oates e demolisce il genere biopic, tra verità e fantasia

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Ana De Armas è Marilyn Monroe in Blonde

ROMA – Immaginario collettivo e realtà, ricostruzione e invenzione. Blonde di Andrew Dominik racchiude al suo interno una stratificazione caleidoscopica sulla vita della diva per eccellenza: Marilyn Monroe. Presentato in Concorso a Venezia 79, il film prende spunto dal romanzo omonimo di Joyce Carol Oates per cui il regista ha impiegato undici anni per realizzarlo, tra scrittura e ricerca minuziosa del casting. Ma per parlare di Blonde dobbiamo prima sottolineare un elemento fondamentale per capire l’opera di Dominik. Il romanzo della Oates (edito da La Nave di Teseo) non è un biopic letterario nel senso classico del termine. L’autrice ha intrecciato verità e fantasia dando vita a delle pagine capaci di rievocare la vita e i dolori più laceranti dell’attrice di Hollywood.

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Ana de Armas è Marilyn Monroe in Blonde

A darle voce e corpo una straordinaria Ana De Armas che si è immersa in un ruolo complesso, rischiosissimo e dolente. Blonde vive di dualismi. Bianco e nero e colori, verità e invenzione, pubblico e privato, Norma Jeane e Marilyn Monroe. E in questo continuo gioco di specchi c’è sempre la De Armas al centro nel ritratto struggente di una giovane donna raggiante all’esterno e disperata all’interno. In oltre 160 minuti il film ripercorre, in una serie di sequenze più simili a flash o sogni distorti, la vita della più celebre icona femminile del XX secolo.

Una scena del film

Dall’infanzia segnata dall’abbandono e dalla malattia mentale della madre ai primi tentativi sfociati in molestie per diventare attrice passando per i matrimoni con Joe Di Maggio (Bobby Cannavale) e Arthur Miller (Adrien Brody) alla relazione con John F. Kennedy (protagonista di una sequenza che ne smantella definitivamente la sacralità a cui l’aveva eretto l’America) e un’industria cinematografica che l’ha resa il prototipo della bionda sexy tutta sensualità e niente cervello. E proprio il corpo è al centro di Blonde. Desiderato, violato, picchiato, usato, esposto. Tutti volevano un pezzo di Marilyn Monroe ma nessuno si prendeva cura di Norma Jeane.

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Adrien Brody e Ana de Armas in Blonde

Lei che avrebbe solo voluto essere madre e che, come suggerisce il film, non aveva nessun controllo sul suo stesso corpo. Nemmeno quello di decidere se abortire o far crescere in grembo un figlio (discutibili le sequenze con il feto parlante specie in un momento storico in cui il diritto all’aborto è sempre più minacciato). Quello di Andrew Dominik è un film imperfetto che regala sequenze visivamente suggestive e qualche scivolone. Un film che prende il genere del biopic e lo fa letteralmente a pezzi restituendoci schegge di vita. Quelle di una donna che ha incarnato il simbolo stesso della femminilità per poi essere masticata e sputata una volta che ognuno ne aveva avuto un pezzetto.

  • Ana de Armas: «Blonde? Questo film mi ha cambiato la vita…»
  • Andrew Dominik: «Blonde, la luce di Ana de Armas e lo spirito di Marilyn»

Qui sotto potete vedere il trailer del film:

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