ROMA – Il primo assassino di Netflix ha finalmente un volto. La piattaforma ha da poco annunciato che Toby Wallace sarà il primo series regular della serie live-action di Assassin’s Creed, adattamento televisivo del celebre franchise videoludico Ubisoft. Per il progetto, sviluppato in collaborazione con Ubisoft Film & Television, si tratta della prima mossa concreta dopo anni di annunci, cambi di rotta e attese infinite da parte dei fan. Wallace – visto in The Society, Babyteeth, Pistol e nel film The Bikeriders, e atteso anche nella terza stagione di Euphoria – diventa così il volto simbolo di un’operazione che punta a rilanciare Assassin’s Creed sul piccolo schermo dopo il mezzo passo falso del film del 2016 con Michael Fassbender.
Chi è Toby Wallace, primo “assassino” dell’era Netflix
Classe 1994, origini australiane e un curriculum in rapida ascesa, Toby Wallace non è un nome totalmente nuovo al pubblico seriale. Ha conquistato molti spettatori con il ruolo di Campbell Eliot nel teen drama distopico The Society, dove alternava fascino e inquietudine, e ha ottenuto ottime critiche grazie a Babyteeth, che gli è valso il premio Marcello Mastroianni a Venezia come miglior giovane interprete. Negli ultimi anni è diventato sempre più presente in produzioni di peso, dalla miniserie Pistol al già citato The Bikeriders. Proprio questa combinazione di intensità drammatica, fisicità e capacità di muoversi tra personaggi moralmente ambigui sembra aver convinto Netflix e Ubisoft a puntare su di lui per l’universo di Assassin’s Creed. Secondo le prime indiscrezioni, Wallace sarà co-protagonista della serie, anche se il suo personaggio resta coperto dal massimo riserbo.
Una guerra segreta per il futuro dell’umanità
Tutto ciò che al momento sappiamo, ovvero la trama ufficiale diffusa da Netflix e Ubisoft, descrive la serie come un “high-octane thriller” ambientato nella guerra segreta tra due fazioni opposte: da un lato chi vuole determinare il destino dell’umanità attraverso controllo e manipolazione, dall’altro chi lotta per preservare il libero arbitrio. Chi conosce il franchise sa già leggere tra le righe: si tratta della storica contrapposizione tra Assassini e Templari, cuore tematico della saga videoludica. Come nei giochi, la serie dovrebbe seguire personaggi coinvolti in eventi chiave della storia, utilizzando il dispositivo dell’Animus – macchina in grado di far rivivere ai protagonisti i ricordi genetici degli antenati – per passare dal presente a epoche passate. Netflix, almeno per ora, non rivela in quali periodi storici si muoverà lo show né se vedremo versioni inedite di assassini già noti, come Altair, Ezio Auditore o altri volti amatissimi dai gamer.
I registi dell’Animus: chi c’è dietro la serie
A guidare il progetto ci saranno Roberto Patino (Westworld, DMZ, Sons of Anarchy) e David Wiener (Halo, Homecoming, The Killing), entrambi in veste di creatori, showrunner ed executive producer. La loro dichiarazione congiunta, diffusa nei comunicati ufficiali, è una vera dichiarazione d’intenti: sotto lo spettacolo, le acrobazie e l’azione, Assassin’s Creed sarà per loro soprattutto una storia di persone che cercano un senso, sospese tra identità, destino, fede, desiderio di potere e sete di vendetta. Accanto a loro, in produzione, ci sono i nomi pesanti di Ubisoft Film & Television – tra cui Gerard Guillemot e Margaret Boykin – e di Matt O’Toole, a conferma di quanto il publisher francese voglia controllare da vicino il modo in cui il proprio marchio viene trasposto sullo schermo.
Dalla delusione del film al sogno seriale
Per Assassin’s Creed, il passaggio alla serialità rappresenta quasi una rivincita. Il film del 2016 con Michael Fassbender e Marion Cotillard, pur portando a casa incassi discreti, è stato accolto tiepidamente da critica e pubblico, accusato di non essere riuscito a cogliere la profondità del materiale originale e di aver sacrificato coerenza e personaggi in favore di un’azione caotica. Il formato seriale, invece, sembra perfetto per un universo narrativo che nei videogiochi ha sempre vissuto di lunghe trame orizzontali, complotti che attraversano secoli e una miriade di personaggi principali e secondari. Una stagione di episodi permette di respirare, approfondire, cambiare epoca e punto di vista senza il vincolo delle due ore da sala.
Quando lo vedremo e cosa aspettarci
La serie di Assassin’s Creed è ancora nelle prime fasi di sviluppo: non c’è una data di uscita ufficiale, ma, considerando i tempi di pre-produzione, riprese (che secondo alcune testate dovrebbero svolgersi in parte in Italia) e post-produzione, è verosimile immaginare un debutto non prima della fine del 2026 o oltre. Nel frattempo, l’annuncio di Toby Wallace ha fatto quello che doveva: trasformare un progetto di cui si parlava da anni in qualcosa di improvvisamente tangibile. Il “salto di fede”, insomma, è iniziato. Se la serie riuscirà davvero a trasportare sullo schermo il fascino delle corse sui tetti, dei complotti millenari e delle domande su libero arbitrio e controllo che hanno reso celebre Assassin’s Creed, lo dirà solo il tempo.
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