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Willem Dafoe: «Van Gogh? Una figura affascinante in cui mi sono identificato»

La pittura, il dialogo, la fede e la prospettiva : l’attore racconta la sua ultima trasformazione

Willem Dafoe in una scena di Van Gogh - Sulla Soglia dell'Eternità.

Solo i grandi sanno guardare i grandi negli occhi. E Willem Dafoe lo fa magistralmente con il pittore olandese, a cui presta il volto nella sua ultima sfida: Van Gogh – Sulla Soglia dell’Eterintà. Il titolo originale del film, At Eternity’s Gate, è lo stesso di uno dei quadri più famosi dell’artista, che ora ritorna in scena per immagini firmate da Julian Schnabel. Il regista non si ferma a riflettere sulle dinamiche dell’omicidio/suicidio avvenuto quando il pittore olandese aveva solo 37 anni, né ama commentare i suoi progetti. «Tutto quello che penso di lui», ha spiegato, «lo trovate nel film». Come la  premonizione che gli faceva capire quanto in vita sarebbe stato lontano dai meritati riconoscimenti. Da qui parte Dafoe che, grazie alla sua ispirata interpretazione del genio tormentato, ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile alla scorsa Mostra di Venezia.

Willem Dafoe nei panni di Van Gogh.

IO E VINCENT«Van Gogh? Per me è una figura lucida che presenta luci ed ombre in cui mi sono identificato. Non è mio compito giudicarlo, ma come interprete ho il ruolo di sottolineare quello che mi colpisce della sua persona. Ed è quello che ho fatto, dopo aver letto alcune sue biografie su consiglio di Julian (Schnabel, nda). Le vere difficoltà nascono dall’interno, dalla sua incapacità di legarsi agli aspetti più prosaici della società. Aveva una visione del mondo speciale e fuori dagli schemi. Per lui persino la malattia era un dono in grado di guarire l’anima. Va oltre il pensiero duale e si eleva a livelli impossibili da immaginare, come si vede dal suo approccio alla sofferenza».

Willem Dafoe in una scena di At Eternity’s Gate.

LA PITTURA «Solo mentre dipinge riusciamo a leggere realmente quello che van Gogh ha dentro. Dal suo estro creativo nascono molte delle scene del film, che non sono state studiate a tavolino, ma improvvisate. Mi sono reso conto solo alla fine che sono quelle, in assoluto, più riuscite. Perché lui era così, era amico di dottori e poeti, ma riusciva ad esprimere il suo pensiero interno solo in maniera non didattica, né tradizionale. Aveva qualcosa di unico, speciale».

“Sulla soglia dell’eternità”: il dipinto a olio su tela che Van Gogh realizzò nel 1890.

PROIEZIONI MISTICHE «Julian pensa che van Gogh si consideri alla stregua di Gesù. Io non sono d’accordo, non credo pensasse di essere il Messia ma certo considerava la Bibbia il miglior testo mai scritto. Non a caso ha anche pensato di farsi sacerdote per via della sua fervente religiosità, come ha confessato in alcuni scritti. Ecco perché credo s’identificasse con Cristo, ma da credente e senza ossessioni. Forse lo riteneva un po’ pazzo, ma questa parte è stata omessa nel film».

Un primo piano di Van Gogh/Dafoe.

LIBERTÀ «Ho creato un dialogo tra me e i quadri, tra me e il regista e tra il regista e il pittore, non ho inventato nulla ma mi sono sentito libero. Succede sempre quando impari qualcosa, diventi altro e riesci a calarti meglio nel personaggio».

Impressionante la somiglianza tra l’attore e il pittore olandese.

LA NATURA «Ho rivissuto nei luoghi della natura dove era stato van Gogh. È un’arte realistica che mi ha toccato da vicino. Era questo l’approccio giusto che mi ha permesso di guardare a lui in modo nuovo. E così rispondo a chi mi chiede se ci fosse davvero bisogno di un nuovo film su di lui».

Un’immagine del film.

LA PREPARAZIONE «Per calarmi fino in fondo in lui non sarebbe stato sufficiente studiarne il materiale. Mi sembrava fosse necessario imparare a dipingere, prendere in mano il pennello e sentire quel fuoco creativo, facendo e rifacendo gli stessi movimenti per incidere le pennellate con l’intensità che provava lui. Fingere, certo, ma con cognizione di causa».

Una scena del film.

JULIAN SCHNABEL «Ci conosciamo da trent’anni e con lui mi sento al sicuro. Ho abbracciato subito la sua visione di Van Gogh, gli ho solo chiesto come fare ad essere il più sciolto possibile durante le riprese. È allora che ho capito quanto fosse importante trovare una mia prospettiva, un mio punto di vista nei confronti del pittore. Solo toccando i materiali, immergendomi nel suo mondo sarebbe stato possibile riuscirci e sono felice di averci provato».

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Qui potete vedere il primo trailer di At Eternity’s Gate:

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