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VENEZIA 82 | Rukeli – Alessandro Rak rimette sotto i riflettori la resistenza di un campione di pugilato al Nazismo

Dal buio del Nazismo all’indifferenza moderna: Rukeli è specchio dell’oggi. La storia di uno per ricordare a molti che la politica è scelta, non distanza.

VENEZIA – Ad appena un anno dalla première alla Mostra del suo cortometraggio “FII – Lo stupore del mondo”, Alessandro Rak, fumettista, animatore e regista italiano, torna fuori concorso a Venezia con “Rukeli”. La sua carriera è una delle poche e più importanti nel cinema d’animazione italiano: dal suo esordio con “L’arte della felicità”, premiato come Miglior Film Animato agli European Film Awards, alle vittorie ai Premi David nel 2017 con “Gatta Cenerentola”. Con noi ha raccontato il suo rapporto con la storia e del progetto collettivo che c’è stato dietro, della presa di posizione politica e dell’approccio visivo.

La storia è epica, ma poco conosciuta. Come ci sei venuto a contatto?

Non l’ho scoperta io, una storia si scopre sempre per via di qualcun altro.
Emma Ferulano, Biagio di Bernardo e Barbara Pirro, dell’associazione di Chi rom e… chi no, che aveva commissionato questo laboratorio di cinema d’animazione con ragazzi rom e sinti, avevano pensato che la storia di questo pugile fosse rilevante per toccare il tema delle minoranze.
Il lavoro è stato anzi calibrare e cercare di tagliare, mentre la storia di Rukeli ha tante altre cose da raccontare.

Parliamo allora del progetto sociale e del lavoro collettivo che avete fatto.

Quando mi è stato proposto il progetto ho detto subito sì, mi piace l’idea di attivarsi su realtà più giovani e su questioni dimenticate. Anche perché non si partiva da ragazzi con esperienza di animazione: la cosa doveva rimanere lì, in un elaborato finale, poi il corto ha smosso qualche cosa ed è iniziato questo percorso.

Il corto parla di una presa di posizione forte. Al contrario, ad oggi, la politica viene vissuta in maniera passiva. Come vivi questo periodo di disinteresse?
Penso che il distacco con cui oggi si vive la politica sia qualcosa di forzato dall’alto. Le persone si sentono schiacciate, convinte di non poter incidere se non diventando martiri dimenticati, come lo fu Rukeli.
Rukeli, però, riuscì a salire agli onori della cronaca come il più grande pugile di Germania, pur non essendo ariano. La sua è una storia di un periodo buio che cerchiamo di ricordare perché non si ripeta.
Eppure sta accadendo di nuovo: le mostruosità dall’altra parte del Mediterraneo nascono dalla stessa matrice. Non importa chi siano i protagonisti: sono sempre esseri umani, l’interesse a scatenare tutto questo appartiene, io credo, a pochi.
Sono poche le persone che rovinano il mondo. Proprio per questo la politica, il voler partecipare alle decisioni sono fondamentali.

Perché avete adottato questo approccio pittorico nel cortometraggio?

È legato anche al fatto che il materiale di partenza che hanno prodotto i ragazzi per descrivere la storia era fotografico o anche in alcuni casi IA. L’aspetto pittorico è servito a smarcare queste immagini dalla loro natura iniziale, e dargli un’unica impronta stilistica. Il movimento delle pennellate dà un senso di continua reinterpretazione di quello che si vede, che è quello che mi piace di questo stile.

  • VIDEO | Guarda qui la nostra intervista a Alessandro Rak: 

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