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Veloce come il Vento | Carlo Capone e la storia vera dietro al film con Stefano Accorsi

Dalle coppe all’oblio: la vicenda vera di un campione del rally dal drammatico destino

Stefano Accorsi in Veloce come il Vento
Stefano Accorsi in Veloce come il Vento

ROMA – Ad un certo punto, durante Veloce Come il Vento – diretto da Matteo Rovere e uscito nel 2016 – c’è una scena talmente forte da lasciare incollati alla sedia. Da una parte Stefano Accorsi, che interpreta Loris, dall’altra Matilda De Angelis, nel film Giulia: lui ai box, lei a bordo di una Porsche. La gara sta andando male, le curve non entrano, le posizioni scalano. Allora, in uno slancio di amore, lontano dal tormento della droga, Loris afferra le cuffie e detta ogni accelerata e scalata a sua sorella. Mentre sotto, salgono gli Awolnation che cantano Sail. Perché, il personaggio di Accorsi, prima di essere nel vortice della depressione, era un grande piloti di rally.

Carlo Capone, in una delle rare foto
Carlo Capone, in una delle rare foto

Matteo Rovere, insieme agli sceneggiatori Filippo Gravino e Francesca Manieri, per il film e per la figura di Loris, si è ispirato ad una storia vera, tanto incredibile quanto triste. Quella di Carlo Capone, pilota torinese di rally degli Anni Ottanta che, dalle coppe e dalle medaglie, è finito a terra, incapace di rialzarsi. Andiamo con ordine: l’esordio per Carlo risale al 1975, quando vinse la gara nazionale di Coppa Italia con una A112 Abarth, facendosi subito notare per qualità e tecnica di corsa. Però, da sempre animo impetuoso, a Capone, non va giù che nel 1978, durante la seconda edizione del torneo, gli viene ordinato di cedere il primo posto al compagno di squadra Fabrizio Tabaton. Un affronto difficile da mandare giù: è possibile che la politica interna ad una scuderia venga prima del talento?

La Lancia Rally, con Carlo Capone sulla destra
La Lancia Rally, con Carlo Capone sulla destra

Da lì, il trasferimento alla Ritmo, vincendo all’inizio degli Anni Ottanta diversi titoli, finendo nel 1983 alla guida della Lancia Rally: anche qui, purtroppo, dopo i trionfi e la testa della classifica mantenuta per metà campionato, si vede sfilare l’abitacolo da Henri Toivonen, giovane finlandese voluto da Cesare Fiorio, direttore sportivo di Lancia. Il rapporto è ormai logoro, viene messo all’angolo ma, nonostante tutto, vice il campionato Europeo, proprio contro Toivoenen che poi, onestamente, dichiarerà che “Quell’anno c’era qualcuno di molto più veloce di me. Carlo Capone”.

Carlo Capone
Carlo Capone, in uno scatto in bianco e nero

Il problema, per Carlo, arrivò dopo: la relazione con la Lancia si ruppe irrimediabilmente, facendosi terra bruciata. Nessuna scuderia, dopo lo scontro con la Lancia, era disposto a metterlo sotto contratto. Dal 1985, Capone non è più in corsa in gare ufficiale, tranne che nel 1987, per il rally di Torino, a bordo di una Peugeot 205 (ripresa da Rovere nel film), ottenendo un prestigioso quarto posto. Ma, il talento di Carlo era già sulla strada per l’inferno: la carriera professionale era ormai un ricordo, arrivò la separazione dalla moglie e, purtroppo, subì la prematura morte di sua figlia. Tornò a Gassino, dove era nato, accompagnato dallo spettro della depressione che, ormai, aveva preso il controllo. Da quel giorno, Carlo vive in una casa di cura per chi soffre di patologie psichiche. Ricordando a chi lo va a trovare di quando correva veloce come il vento.

Volete (ri)vedere Veloce come il Vento: lo trovate su CHILI

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