ROMA – Presentato come un viaggio lungo oltre un decennio nel cuore della società armena, The Winning Generation di Marco De Stefanis è molto più di un documentario politico. È il ritratto di una crescita personale, il racconto di una famiglia segnata dalla lotta per l’indipendenza e una riflessione universale sul significato della libertà e della partecipazione democratica. Girato nell’arco di dodici anni tra Armenia, Italia e Paesi Bassi, il film segue Shahen Harutyunyan dal momento in cui, appena quattordicenne, sceglie di raccogliere l’eredità politica del padre Shant e del nonno, figure storiche dell’opposizione armena. Quando il padre viene arrestato e condannato al carcere, il giovane Shahen si ritrova improvvisamente al centro di una battaglia che affonda le radici ben prima della sua nascita. Da quel momento inizia un percorso che lo porterà a trasformarsi da attivista radicale a leader politico emergente, fino alla candidatura alle elezioni nazionali armene del 2026 con il suo partito.
Al centro del racconto non c’è soltanto la storia di un giovane deciso a cambiare il proprio Paese, ma anche quella di un figlio alla ricerca dell’approvazione paterna e di una famiglia chiamata a convivere con le conseguenze della militanza politica.L’Armenia diventa così qualcosa di più di uno sfondo geografico. Attraverso gli occhi di Shahen, il film racconta una nazione ancora impegnata a definire la propria identità dopo secoli di dominazioni straniere, tensioni geopolitiche e conflitti recenti. Le immagini restituiscono un Paese sospeso tra memoria e futuro, dove il desiderio di indipendenza si confronta con nuove sfide democratiche e con l’influenza persistente delle grandi potenze regionali.
Il film dedica ampio spazio anche alla dimensione privata della vicenda, concentrandosi sul rapporto tra Shahen e suo padre e sul peso che l’impegno politico esercita all’interno della famiglia. Un ruolo significativo è affidato inoltre alle figure femminili, in particolare alla madre del protagonista, che rappresenta il sostegno spesso invisibile ma essenziale dietro le battaglie pubbliche dei dissidenti. Pur restando spesso lontane dai riflettori della politica, le donne della famiglia assumono un ruolo fondamentale nel sostenere il peso umano ed emotivo della militanza. La madre di Shahen emerge come una presenza discreta ma centrale, offrendo uno sguardo complementare a quello dei protagonisti maschili. Realizzato con la collaborazione della produttrice esecutiva Ofelya Zalyan, avvocata per i diritti umani, e della troupe armena guidata dal direttore della fotografia Armen Baghinyan e dal fonico Michayel Sargsyan, il documentario offre uno sguardo ravvicinato su una generazione chiamata a confrontarsi con l’eredità del passato e con la costruzione del futuro del proprio Paese.
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