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Iggy Pop, la Palestina e un tassista | L’uomo che rubò Banksy raccontato dal regista

Dal Tribeca a Betlemme passando per l’Italia: il regista racconta il suo documentario, ora in streaming

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Un dettaglio del poster de L'uomo che rubò Banksy, ora in streaming.
MILANO – Mentre tra metropolitane londinesi e luoghi vari del mondo continuano le apparizioni dell’enigma Banksy, arriva in streaming un documentario molto affascinante diretto da un italiano, Marco Proserpio, che intreccia la sua storia con quella dell’artista, sebbene poi prenda direzioni differenti. Un film partito dal Tribeca due anni fa e ora disponibile su CHILI, che si chiama L’uomo che rubò Banksy e che lo stesso regista ci racconta qui sotto.

IL PROGETTO
«Partiamo dall’inizio: L’uomo che rubò Banksy nasce nel 2012, la prima volta che ho passato il check point da Gerusalemme a Betlemme, per entrare in Palestina. Passando i tornelli ho incontrato un tassista (e body builder) palestinese, dal nome poco affidabile: Walid the Beast. Dopo essere salito in macchina, mi ha raccontato di aver rubato il muro di una casa su cui c’era un artwork di Banksy e di averlo messo su eBay a 100.000 dollari. L’artwork era The Donkey With The Soldier che raffigurava un soldato israeliano che chiede i documenti ad un asino. Sono passati ormai otto anni da quel giorno e tutto è partito da li, anche se all’epoca non sapevo che avrei girato un documentario…».
Marco Proserpio in uno scatto di Guido Gazzilli.
IO & IGGY – «Avevamo quasi terminato la fase di editing e con il producer del documentario, Filippo Perfido, abbiamo deciso di aggiungere una voce che chiarisse alcuni passaggi del documentario per renderlo comprensibile. Abbiamo pensato ad una voce punk, che rispecchiasse quindi in qualche modo lo spirito del documentario, ma anche ad una voce che non fosse assimilabile a niente di politico. Il primo nome uscito è quello di Iggy Pop. Gli abbiamo scritto e dopo una manciata di ore ci ha risposto che lo avrebbe fatto con piacere. Incredibile. Una voce che ha completato in maniera fantastica questa storia».
Iggy Pop in lettura.
IO & BANKSY – «No, in realtà non ho provato a raggiungere Banksy, perché qui per me rappresenta solo un trucco per parlare di qualcosa di più grande: la causa palestinese. Volevo attirare l’attenzione su una situazione brutale che continua ad andare avanti, senza tregua. In The Man Who Stole Banksy ci sono alcuni suoi collaboratori che sono sicuro hanno accettato proprio perché hanno capito che non ero interessato a chiedere informazioni circa l’identità di questa figura misteriosa, ne tantomeno cercare di arrivare a lui…».
Banksy’s Donkey Documents, 2007.
IL TRIBECA – «Lavoro con i video da quando ho vent’anni ma The Man Who Stole Banksy è stato il mio primo lungometraggio e vederlo esordire a New York ad uno dei festival più importanti del mondo è stato un grande onore, oltre che una grande sorpresa. Questo documentario infatti è un progetto autoprodotto, realizzato in famiglia, con una manciata di persone e con l’aiuto di amici e collaboratori con cui lavoro da anni. Vederlo inserito in una selezione tra le più importanti in questo campo? Mi ha riempito davvero d’orgoglio».

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