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Come St. Elmo’s Fire sopravvisse agli anni Ottanta, tra VHS e MTV…

Il nostro omaggio a Joel Schumacher? Riscoprire il suo terzo film del 1985, un piccolo grande cult

St. Elmo's Fire
I ragazzi di St. Elmo's Fire: Rob Lowe, Mare Winningham, Emilio Estevez, Demi Moore, Judd Nelson, Ally Sheedy e Andrew McCarthy.

MILANO – Di tante cose differenti e lontane tra loro – dal cinecomic Batman Forever a Un giorno di ordinaria follia – per ricordare Joel Schumacher noi di Hot Corn abbiamo deciso di scegliere una piccola perla anni Ottanta, un film poco citato (se non per il cast) che in realtà, rivisto oggi, risulta invecchiato molto bene. St. Elmo’s Fire uscì negli Stati Uniti il 28 giugno del 1985 – in Italia un anno dopo, il 4 luglio 1986 – in piena era Reagan, proprio mentre la cultura pop veniva amplificata da MTV e Madonna e George Michael erano sui poster di metà degli adolescenti d’America. Una settimana dopo l’arrivo in sala però, il 3 luglio 1985, nei cinema americani uscì un film destinato a diventare mito e (ovviamente) a offuscare tutto quello che c’era stato prima: Ritorno al futuro.

St Elmo's Fire.
Le ragazze di St Elmo’s Fire: Mare Winningham, Demi Moore e Ally Sheedy.

Non fu un caso quindi che, dopo un’apertura forte, St Elmo’s Fire (lo ritrovate su CHII in streaming qui) crollò e incassò alla fine dell’anno solo 37 milioni di dollari, una cifra ampiamente al di sotto di quanto si aspettasse la Columbia che in quella stagione si ritrovò anche a coprire i buchi di Silverado. Non solo: Rob Lowe fu anche premiato (ingenerosamente) come peggior attore dell’anno e la critica si scagliò contro il film e contro Schumacher, al suo terzo film (dopo due flop, di cui uno con Mr. T). Il New Yorker bollò il povero regista addirittura come «senza talento». Insomma, un disastro. Eppure, come spesso accade, il tempo, non la critica (spesso smentita) rimane la misura per capire se un film era davvero valido o era solo un titolo figlio del periodo e della tendenza.

St Elmo's Fire
I ragazzi: Andrew McCarthy, Emilio Estevez, Judd Nelson e Rob Lowe.

E allora? E allora St. Elmo’s Fire avrebbe dovuto finire seppellito nei ricordi degli anni Ottanta, in fondo al cassetto tra le polaroid, i fuseaux e gli adesivi dei New Kids On The Block, un oggetto inutile e malinconico, invece no, invece rimane (ancora) una piccola favola gentile che racconta di noi molto più di quanto credessimo e il posto dove si ritrovano i magnifici sette, il St. Elmo’s Bar, altri non è che quello che diventerà poi il Central Perk di Friends di dieci anni dopo, un luogo in cui scambiare umori, sentimenti e emozioni. «L’amore? L’amore è solo un’illusione creata dagli avvocati per poi avere matrimonio e quindi il divorzio dove loro possono entrare in scena…».

St Elmo's Fire
La classe degli anni Ottanta.

Riletto oggi, St. Elmo’s Fire è un incrocio tra Il grande freddo e Breakfast Club (uscito pochi mesi prima), non a caso ci sono alcuni attori in comune (Judd Nelson, che in quell’anno infilò anche un altro cult come Fandango, Emilio Estevez, Ally Sheedy), anche se sono Rob Lowe e Demi Moore a rubare la scena in più di un momento, grazie anche allo stile e ai costumi che Susan Becker – che poi avrebbe vestito Diane Keaton in Baby Boom – aveva cucito loro addosso, tra cravatte non annodate e collane portate larghe, larghissime, sopra i vestiti à la Cercasi Susan disperatamente (che era appena uscito) sfoggiati dalla Moore, senza dimenticare sassofoni e camicie ad hoc.

St. Elmo's Fire
E poi ci troveremo come le star al St. Elmo’s Bar…

Lowe, figlio della Virginia benestante, era già stato lanciato da Coppola ne I ragazzi della 56° strada, Demi arrivava dal New Mexico e da Una cotta importante, ma la strada era tutta da fare. Insieme agli altri cinque (da segnalare Andrew McCarthy, sempre perfetto) i nostri magnifici sette mettevano in scena una generazione che cercava di barcamenarsi tra le ambizioni dei genitori e le proprie passioni, tra demoni e sogni, una famiglia innocente fuori dalla famiglia reale, un gruppo che – tra risate e battute – cercava di fingere che tutto andasse bene. Ai tempi non lo avevamo capito, ma quei sette ragazzi raccontavano già quello che poi sarebbe successo a tutti noi.

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