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Simone Liberati: «La Profezia dell’Armadillo e il mio Zero, l’eroe normale di borgata»

Il debutto a Venezia, Zerocalcare, i palazzi di Rebibbia: l’attore racconta il film tratto dalla graphic novel

simone liberati

«Venezia? Quanto mi sono divertito, poi con Pietro (Castellitto ndr.) è stato uno spasso. Abbiamo legato tanto», racconta Simone Liberati ad Hot Corn. E non poteva essere altrimenti perché l’affiatamento, la complicità, la amicizia, vengono fuori fortissime dai loro Zero e Secco, protagonisti de La Profezia dell’Armadillo, opera prima di Emanuele Scaringi e, ovviamente, tratto dal best seller di Zerocalcare. Così, Simone Liberati, tra i giovani talenti più limpidi del cinema italiano, presta il volto al disegnatore Zero, con le sue giornate nella Roma dei palazzoni alti, dei mezzi di trasporto che puntualmente ritardano, del suo Armadillo gigante e parlate (Valerio Aprea), coscienza reale e amico immaginario. E sono uno spasso i loro duetti: sul lavoro, i vizi, la politica, le svolte della vita, addirittura sul tempo passato a guardare le serie tv. Uno spaccato di malinconica e ironica gioventù quella del film, con Simone Liberati aka Zero, portavoce di tanti ragazzi come lui. Normalissimi in un mondo di supereroi.

la profezia dell'armadillo
Zero e Secco, Simone Liberati e Pietro Castellitto.

IL LIDO «Sì, alla Mostra è andata davvero bene. E non era facile: abbiamo portato un’opera prima, difficile e attesa… Poi a Venezia, in una sezione prestigiosa come Orizzonti. La Profezia dell’Armadillo, del resto, è una commedia, sì, ma è anche una commedia tratta da un fumetto molto importante. Il pubblico in sala ci ha accolto in modo caloroso, sia dopo che durante la proiezione. È stato bello».

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Simone Liberati e Laura Morante, in una scena del film.

COMEDY-COMIC «Zero? Essenzialmente è un antieroe. E si inserisce nel contesto delle graphic novel europee, più che di quelle americane. Per esempio, cito il bellissimo Dove Nessuno Può Arrivare, di David Rubin, un fumetto bellissimo, con la storia di due supereroi falliti. Quella europea è la tradizione a cui anche Zerocalcare si rifà, e anche il film risponde a questa tradizione. Niente effetti speciali, ma una forma più contenuta, intimista, a metà tra l’ironia e la malinconia. Insomma un discorso più approfondito».

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Sul set a Ponte Mammolo. Castellitto, Liberati e il regista Emanuele Scaringi.

NORMAL GUY «Il mio personaggio, e in generale un po’ tutto l’universo di Zerocalare, fa della quotidianità qualcosa di incredibilmente trasversale. Sotto, c’è proprio questa sua capacità umorale, tra la risata e la lacrima, che accomuna molte persone, assecondandone il gusto, le visioni. Tutti si sono ritrovati nelle situazioni che racconta Zerocalcare o che ha vissuto Zero. Essere accessibili è importante, è il segreto per comunicare, farsi capire vuol dire questo: riuscire ad arrivare a più persone possibili, facendole specchiare».

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Simone Liberati aka Zero.

LA CORNICE «Roma? Una sorta di protagonista, ma qui c’è una Roma diversa. La Capitale si racconta spesso al cinema, anche troppo. Qui doveva esserci una Roma, una Rebibbia, nello specifico, che doveva uscire dal solito contesto, per essere accomunato ad altre città d’Italia. Dovevamo trovare dei punti in contatto tra tutti gli agglomerati periferici. Ragazzi come Zero o Secco, li trovi in tutte le periferie d’Italia, partendo dal caposaldo che è Rebibbia».

Qui, il trailer de La Profezia dell’Armadillo:

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