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Senza talento, monoespressivo e inutile? No. Ecco perché Nicolas Cage è molto altro

Da Lynch a Werner Herzog fino a Lovecraft: lo strano viaggio di un attore spesso sottovalutato

MILANO – Lo stiamo ritrovando ovunque. Action a basso costo, thriller frettolosi, ma anche cult da sogno (Mandy), opere meta-cinematografiche (Il talento di Mr.C), western illuministi (The Old Way) e affascinanti storie oniriche (Dream Scenario): il Nicolas Cage degli ultimi anni è rinato dopo un periodo, gli ultimi quindici anni, in cui non contava la qualità, ma la quantità. In sette anni, al culmine della popolarità, Cage ha sperperato 150 milioni di dollari, arrivando a essere il proprietario di quindici case, facendosi costruire una tomba piramidale a New Orleans (sì, esatto, avete letto bene), oltre a manifestare senza badare a spese il suo amore per gli animali esotici, possedendo due cobra reali, un polpo, uno squalo e un coccodrillo. Verso la fine degli anni Novanta, ha comprato per mezzo milione di dollari una Lamboghini Miura SVJ che apparteneva allo Shah dell’Iran Mohammad Reza Palavi.

Lula Pace Fortune e Sailor Ripley, ovvero Laura Dern e Cage in Cuore selvaggio. Era il 1990.

Appassionato maniaco di fumetti, ne ha accumulati una quantità tale il cui valore complesso si aggira sui 2 milioni di dollari. Può bastare per spiegare la partecipazione a film di indubbia mediocrità come Left Behind, The Runner, Pay the Ghost e The Trust? La filmografia recente di Cage non fa che supportare la linea dei detrattori: «Sì, è monoespressivo e non sa recitare». A noi però, oltre a Birdy, commuove ricordarlo in uno dei capolavori di David Lynch, Cuore selvaggio, in quella fuga d’amore disperata e lisergica verso il Texas, a fianco di una splendida Laura Dern. E ancora oggi è un pugno nello stomaco pensare all’alcolizzato Ben Sanderson di Via da Las Vegas, che decide di morire bevendo fin quando ce n’è, nonostante l’amore di una prostituta lo porti a un passo dalla salvezza. Era il 1995 e arrivò l’Oscar.

Con Elisabeth Shue in Via da Las Vegas, 1995. Prima nomination e primo Oscar.

E che dire del monumentale Face/Off di John Woo, di quell’estremo e virtuosistico “giro di facce” tra lui e Travolta, dove danno vita a uno dei più frenetici e originali thriller mai realizzati? Dovrebbero essere poi riconsiderati all’altezza delle opere migliori di Brian De Palma e Martin Scorsese anche Omicidio in diretta e Al di là della vita, dove Nicolas Cage interpreta nel primo un poliziotto corrotto che si ritrova eroe, e nel secondo è un paramedico che attraversa una New York notturna e infernale, rivelando sfumature fin troppo complesse e sensibili per un attore bollato proprio come privo di espressività.

Con Werner Herzog e Eva Mendes sul set de Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans, 2009.

Ma Cage è anche dotato di una vis comica un po’ lunatica e grottesca: dal bellissimo e vorticoso, folle Il ladro di orchidee di Spike Jonze, fino al sottovalutato Il genio della truffa di Ridley Scott, commedia rara, capace di coniugare tenerezza e cinismo. Un’ultima grande interpretazione? Quella di Terence McDonagh, “cattivo tenente” del remake di Werner Herzog: gobbo, laido, squallido, corrotto, cocainomane, Cage riesce a catalizzare in un solo individuo tutte le bruttezze dell’essere umano. Non esattamente l’impresa di un attore monoespressivo qualsiasi. Un interprete straordinario dalla carriera irripetibile, nel bene e nel male.

Qui sotto potete vedere il trailer di Dream Scenario 

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