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Madonna, Gogol Bordello e del perché è il momento di rivalutare Sacro e Profano

Nella Giornate Mondiale del Rock, riscoprima l’opera prima diretta dalla Regina del Pop…

Nel lontano 2008, nessuno si aspettava l’esordio di Madonna dietro la macchina da presa con un film come Sacro e Profano (Filth and Wisdom, in originale). La più famosa cantante pop di tutti i tempi, infatti, ha realizzato un’opera prima forse un po’ svagata e sgangherata, ma dal rumore rock e dallo spirito anarchico e debosciato. Nel pieno dell’innamoramento artistico per il gruppo gypsy-punk dei Gogol Bordello, concede a Eugene Hutz, cantante e leader del gruppo di origine russa-ucraina-rom, la possibilità di dare vita a un personaggio che è una specie di alter-ego, quello dell’immigrato A.K. che in una Londra multi-etnica coltiva il sogno di affermarsi come musicista, e nel frattempo si arrangia come può, soddisfando le improbabili fantasie erotiche di un ricco masochista.

Eugene Hutz in una scena di Sacro e Profano

Condivide un piccolo appartamento con due ragazze piene di sogni, ma anche loro alla ricerca di un posto nel mondo: l’aspirante ballerina classica Holly si convince di lavorare per un night club facendo la lap dance, mentre Juliette è in’infermiera che vorrebbe trasferirsi in Africa ma ruba medicinali dalla farmacia in cui lavora. Tre storie di speranze e aspettative, a cui si aggiunge la figura di un poeta cieco, gay e depresso che abita nel piano di sopra, e funge come una specie di guida morale e critica del terzetto. Il film sorprende perché mostra il lato più anticonvenzionale di una leggenda musicale che vuole raccontare il momento della gavetta, della confusione professionale, adottando uno sguardo spesso ironico e a tratti demenziale, evitando lezioncine da diva e moralismi.

Holly Weston in Sacro e Profano

In modo particolare, un frammento assume tratti davvero memorabili: quello in cui A.K., ispirato dalla lettura di poesie, comincia a pensare alla realizzazione di Wonderlust King (una delle canzoni più famose e incalzanti dei Gogol Bordello), un autentico inno dedicato all’amore e al nomadismo. E questa estetica un po’ dandy e alternativa per tutti gli ottanta scorrevolissimi minuti non sembra mai l’assunzione di una posa, quanto piuttosto il reale desiderio di ritrovare un contatto con un lontano passato, caratterizzato anche  da compromessi e situazioni scabrose. Molto divertente la citazione di Baby One More Time della “rivale” Britney Spears, che ha concesso gratuitamente l’utilizzo del pezzo. Trascinanti le esibizioni musicali di Eugene Hutz e dei membri di coloro che nella realtà fanno parte dei Gogol Bordello: Sacro e profano, in fondo, è una celebrazione dell’essenza di una delle realtà musicali capace di fondere sonorità tzigane con l’energia del punk e del rock. Riascoltatelo, ne vale la pena.

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