in

Roberto Saviano: «Sono ancora vivo? Una graphic novel per una nuova possibilità di vita»

Il giornalista e scrittore ha presentato l’opera illustrata da Asaf Hanuka al Lucca Comics & Games

Roberto Saviano
La copertina della graphic novel di Sono Ancora Vivo, scritta da Roberto Saviano e illustrata da Asaf Hanuka

LUCCA – Temeva che il Teatro del Giglio non si sarebbe riempito. Si sbagliava Roberto Saviano che al Lucca Comics & Games ha presentato Sono Ancora Vivo, graphic novel edita da BAO Publishing e scritta dallo stesso giornalista ed impreziosita dai disegni del fumettista Asaf Hanuka. La sua vita, la sua prigionia, sotto forma di illustrazioni. «Questo fumetto serve anche per dire che non ho più bisogno di fare appello ad altro. Questo è quello che è successo» racconta Saviano dal palco. Un’ora densissima ed emozionante in cui evocare ricordi, dalla prima volta a New York all’infanzia, e lasciarsi andare a riflessioni ispirate proprio dalle pagine della graphic novel. «La poetessa bulgara Blaga Dimitrova diceva che, nonostante tutto quello che facciamo, la traccia è segnata. Paragonava la vita e l’uomo all’erba. “Nessuna paura che mi calpestino, calpestata l’erba diventa sentiero. Qualunque cosa possiate fare, anche se ci calpestano, diventeremo una strada per andare altrove”».

METTERSI A NUDO «Raccontare questo tipo di storia significa spogliarsi. Ti senti scoperto, imbarazzato. È difficilissimo parlare dei tentativi del clan di eliminarti. Ti imbarazza e ti domandi “Ma perché?”. Perché c’è il retro pensiero che non mi crederanno, il senso di colpa perché sono ancora vivo. Il disegno in questo senso mi ha aiutato. Non devi dimostrare nulla ma solo quello che stai provando. L’immaginazione è prestata al lettore. La parola la innesca, il fumetto no. Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere diceva che l’ elemento più insopportabile del dolore è che lo devi provare altrimenti non ti crederanno. Qui non c’era solo il pensiero di mostrare il dolore dell’anima ma la necessità di reinventarsi una possibilità di vita. Perché per molti è inimmaginabile che una persona sia su un palco, sui social e al contempo chiuso, rinchiuso, invisibile, costretto. È stato difficile mettersi a nudo».

roberto saviano
Roberto Saviano sul palco del Lucca Comics & Games. Foto di Manuela Santacatterina

LA PAURA «Se comprendi hai meno paura. Hai la sensazione di controllare e non di essere controllato. Asaf è stato un maestro nel riuscire a tenere insieme il realismo e la fuga in avanti del disegno che si fa pieno di allusioni. La paura ti espone. Quando e se ho paura lo squalo lo sente e mi morde. E i miei nemici non sono solo la camorra ma cha una buona parte di politica e di presunti colleghi. È una guerra così come l’ho vissuta. Spero di non provarla più. Questo fumetto è il tentativo di poter dire che ho paura. Non di morire. Ma di continuare a vivere così. Ho paura quindi voglio cambiare, cerco altre strade. Per Adorno l’amico è la persona con cui puoi essere debole senza aspettarti una risposta di forza. Questo è un tentativo amicale. Mostro la mia debolezza ai lettori senza aspettarmi più una risposta di forza come è successo finora».

Due momenti della graphic novel Sono Ancora Vivo
Due momenti della graphic novel Sono Ancora Vivo

LA FIDUCIA «Non so chiaramente come riprendermi la vita, ma devo. Devo mettere ordine alle cose perché ti fa vedere la traccia. Non mi fido completamente di nessuno. No è colpa delle persone. È un meccanismo delle sinapsi. La fama è terribile, ti pone dentro un bersaglio sistematico. Su di te ci sono narrazioni che devi sopportare. Quando a pioggia ti arriva questo tutti i giorni c’è da impazzire, specie se sei chiuso in una stanza. Il nutrimento – e quindi la solidarietà e la stima – è discreto. In questa dinamica come fai ad avere fiducia? Se attacchi me attacchi il giornale per cui scrivo, le ONG, l’Antimafia. Diventi un mezzo facilissimo. La tua vita viene utilizzata. Asaf mi ha chiesto: “Il tuo corpo come lo senti?”. Gli ho risposto che non lo sento mio. Lo sento come una corazza. Sotto non c’è un corpo ma un’ustione. Anche un soffio mi brucia, una guardata sbagliata mi inquieta. Ho bisogno di una corazza che tiene tutti a distanza. E quindi non posso fidarmi di nessuno».

Roberto Saviano
Roberto Saviano illustrato da Asif Hanuka

LA SUPERBIA «È imbarazzante parlare dei tentativi di esecuzione. Una volta ho chiesto a un tenente dei carabinieri “Sì, ma tecnicamente come si muore?”. “Robé, bruciato”. È stata una risposta non scontata. Il fumetto mi ha aiutato a raccontarlo. L’idea di eliminarsi è costante. Immaginare il funerale è stato divertente. Pensare che tutti inizino a parlare bene di te, perché quando sei morto sei innocuo. Dopo tredici anni di processo lo Stato italiano ha firmato una sentenza che dichiara che il clan dei casalesi ha cercato di eliminarmi. Solitamente si dice che prima di morire hai un lampo e vedi tutta la tua vita. Io il lampo l’ho avuto ma ho visto tutto quello che non ho fatto in questi 15 anni. Ti senti in colpa perché se da un lato sei stato costretto a vivere così, dall’altro potevi mandare tutto alla malora e ripartire magari come insegnante in nord Europa. Quello che mi ha frenato sono state l’ambizione, la vendetta, la voglia e il desiderio. La superbia di pensare che le mie parole avrebbero cambiato le cose, che chi mi avrebbe letto avrebbe avuto una chiave magica per capire determinate cose. Ho un’ambizione infernale, quella di pensare che con una parola avrei potuto cambiare le cose. Per quella superbia mi sono fottuto la vita».

La copertina di Sono Ancora Vivo, graphic novel scritta da Roberto Saviano

LA COPERTINA «Un colletto dentro e uno fuori la giacca. È tipico del mio disordine e Asaf l’ha colto subito. Il simbolismo della copertina racchiude il soffocare, l’annegare perché tieni dentro tutto. Sono le lacrime interne che non tirando fuori mi sommergono. Ho scoperto che nell’antichità greca e latina l’eroe è l’uomo che piange, anche eroticamente. Oggi il pianto è diventato debolezza, si corre il rischio di essere patetico. Asaf mi ha chiesto perché non piango. Gli ho risposto: “Se inizio non smetto più. Se gli do spazio si impossessa di tutto”».

Lascia un Commento

Bella in rosa

Bella in Rosa | John Hughes, Molly Ringwald e quella fiaba pop da riscoprire

Francois Cluzet e Berenice Bejo

Berenice Bejo: «L’Homme de la Cave, il negazionismo e un film che fa riflettere»