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Robert De Niro vs. Al Pacino | Ma chi è stato davvero il migliore?

Dopo il confronto su Gatsby, Catwoman e Lisbeth Salander, salite sul ring: chi preferite?

Al Pacino e Robert De Niro negli anni Settanta.

ROBERT DE NIRO – Si pensa a De Niro e viene in mente molto più di un’idea cinematografica: un universo, un’epoca, una narrazione proseguita per decenni. Dall’irrequieto Johnny Boy di Mean Streets in poi, Bob ha prestato il volto ai personaggi più emblematici che hanno definito una considerevole percentuale di quel cinema americano ribelle e nervosamente anticonformista, balordo e popolare, sopravvissuto alla guerra del Vietnam e all’assassinio di Kennedy, che ha rimodellato la concezione di eroe: come Travis Bickle in Taxi Driver, il sottosuolo genera individui che mirano a una riabilitazione all’interno di una società che tende a escluderli.

Travis Bickle: ovvero Robert De Niro in Taxi Driver.

In questa direzione si muovono anche il pugile Jake La Motta di Toro scatenato, il comico stalker Robert Pupkin di Re per una notte e, ovviamente, il controverso Noodles di C’era una volta in America. Ma al di là dell’elegia scorsesiana e dell’apologia dei perdenti, De Niro è un interprete autentico, riuscito con assoluta naturalezza a immedesimarsi anche nei nemici: dal ricco padrone Alfredo Berlinghieri di Novecento a Al Capone de Gli intoccabili, passando per il giovane Don Vito Corleone de Il Padrino II, la tracotanza è uno dei punti in comune dei suoi criminali alle prese con il potere quotidiano. E poi, la versatilità come marchio di fabbrica, vedi commedie cult come Prima di mezzanotte, Terapia e pallottole e Ti presento i miei che controbilanciano viaggi negli inferni dell’anima capaci di minare la serenità dello spettatore (Max Cady di Cape Fear) oppure di romanzare e rendere mitologiche le figure di ladro (Heat) e sicario (il sottovalutato Ronin). Dimenticavamo il lato mostruoso: il suo Frankenstein e il suo Satana di Angel Heart si distinguono per il carattere fin troppo “umano”.

New York, fine anni Settanta: Pacino e De Niro a un’anteprima.

AL PACINO – Il primo ruolo da protagonista di Al Pacino è subito un pugno nello stomaco: quello dello spacciatore Bobby di Panico a Needle Park, testimonianza dolente sulla droga negli anni Settanta. Poi, solo leggenda: Mike Corleone ne Il padrino, il disperato Lion de Lo spaventapasseri (un buddy movie con Gene Hackman, da recuperare), il poliziotto di Serpico, il rapinatore di Quel pomeriggio di un giorno da cani. Un inizio di carriera fulminante, contraddistinto da personaggi borderline che lottano affannosamente per sopravvivere. Nel caso di Pacino, la tracotanza è raffigurata soprattutto da un unico signore, quel Tony Montana di Scarface che ancora oggi viene omaggiato e celebrato come il narcotrafficante più celebre (e amato) della storia del cinema.

Al Pacino in Scarface. Era il 1983.

Un percorso d’attore grandioso, seppure un po’ “tamarro” e meno eclettico di De Niro, qualcuno dirà. Attenzione però, perché il meglio di Pacino deve venire, ed è negli anni Novanta: Paura d’amare e Scent of a Woman lo rivelano in un’inedita veste melodrammatica, ma è lo sconfitto gangster di Carlito’s Way, quasi un’antitesi di Tony Montana, ad aprire le porte a una galleria di figure memorabili. Michael Mann lo esalta negli inni alla coerenza di detective e reporter nei capolavori Heat  e Insider, il Lefty di Donnie Brasco è un altro criminale sul viale del tramonto, mentre L’avvocato del diavolo si avvicina a Corleone e Montana come potenza iconica. E con gli anni, anche il coach Tony D’Amato di Ogni maledetta domenica è diventato un termine di paragone nell’universo pop. Non è finita qui: in Insomnia è di nuovo un investigatore che deve fare i conti con i propri demoni, mentre Roy Cohn, l’avvocato gay e malato di Aids della miniserie Angels in America, è una celebrazione delle sue peculiarità istrioniche, una raccolta dei suoi pezzi da fenomeno diffusi per l’intera carriera. Quando si pensa al mestiere di attore, si pensa ad Al Pacino.

Pacino & De Niro con Nevzat Aydın, ex presidente della squadra turca del Trabzonspor.

IL VERDETTO – Praticamente impossibile da stabilire. Chiunque ami il cinema è inevitabile che abbia Robert De Niro e Al Pacino nel cuore. Si può considerare in maniera sommaria che la carriera di De Niro sia eclettica e prolifica, e ciò può essere interpretato sia come pregio che come difetto, vedi lo sconcertante Nonno scatenato o il debole Il grande match. Dall’altra, Pacino è riuscito a rilanciarsi più volte scegliendo strade sperimentali (i docufilm Riccardo III e Salomé). Chiudiamo con una suggestione: pensate a Robert e Al in Heat, e ricordate la scena in cui i due si incontrano nel diner e ciascuno dichiara la propria ossessione nei confronti dell’altro, confessandosi che non potranno mai tradire i propri ruoli di poliziotto e fuorilegge. Se ce la fate, forse è proprio quello il momento giusto per capire chi amate di più.

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