ROMA – Un mondo devastato da una pandemia, due uomini rimasti ai margini della civiltà e una voce alla radio che potrebbe significare che, da qualche parte, esiste ancora qualcosa per cui vale la pena mettersi in viaggio. Ridley Scott torna a confrontarsi con il futuro e con la sopravvivenza in The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, adattamento del bestseller di Peter Heller scritto da Mark L. Smith. Protagonista è Jacob Elordi nei panni di Hig, giovane pilota che vive insieme a Bangley (Josh Brolin), militare esperto di sopravvivenza, in un avamposto costruito per resistere a ciò che resta del mondo. Al loro fianco Margaret Qualley, Guy Pearce, Allison Janney e Benedict Wong. Durante la global press conference, Scott, Elordi, Brolin e Pearce hanno raccontato la costruzione di questo universo post-apocalittico, il rapporto con il romanzo di Heller e un film che, dietro la lotta per rimanere vivi, prova soprattutto a interrogarsi su cosa significhi continuare a essere umani.
DAL ROMANZO AL FILM – Al centro della conversazione c’è innanzitutto il rapporto con il bestseller di Peter Heller e il lavoro necessario per trasformarne la storia in cinema. Il punto di partenza resta la scrittura, ma adattare significa inevitabilmente confrontarsi con due linguaggi differenti: le dinamiche di un romanzo non sono quelle di un film e la sceneggiatura di Mark L. Smith è stata quindi ulteriormente sviluppata durante la lavorazione. Alcuni passaggi sono stati ampliati, altri ridimensionati, mentre il cambiamento più significativo riguarda il terzo atto. È qui che il viaggio di Hig verso quello che immagina possa essere un luogo migliore conduce The Dog Stars verso un territorio nuovo e decisamente più oscuro, modificato rispetto alla prima versione della sceneggiatura attraverso un confronto continuo con Smith.
UN FUTURO TROPPO VICINO – C’è poi una coincidenza inevitabile con cui fare i conti. Il romanzo di Heller è stato pubblicato ben prima della pandemia di Covid-19, ma oggi la storia di un’umanità sconvolta da un’epidemia assume inevitabilmente un significato differente. Durante la conferenza si è parlato così di quanto lo scenario raccontato da The Dog Stars possa apparire meno remoto di quanto vorremmo, soprattutto se osservato alla luce delle crisi contemporanee, dal cambiamento climatico all’instabilità che attraversa diverse aree del mondo. Il film, però, non vuole trasformarsi in un documentario o in una previsione sul nostro futuro. L’obiettivo rimane quello di intrattenere, ma attraverso un cinema capace anche di sfidare lo spettatore e di lasciare emergere qualcosa sotto la superficie. Ed è proprio lì che l’apocalisse diventa soprattutto uno strumento per parlare di comportamento umano, empatia, compassione e persino umorismo.
HIG E BANGLEY, UNA STRANA COPPIA – In un mondo quasi svuotato, buona parte del cuore del film nasce inevitabilmente dalla convivenza tra Hig e Bangley. Due uomini profondamente diversi, quasi una “strana coppia”, costretti a costruire non soltanto un sistema per sopravvivere, ma anche un equilibrio quotidiano. Durante l’incontro è emerso come il rapporto tra Jacob Elordi e Josh Brolin abbia preso forma anche direttamente sul set, attraverso un processo in cui la sceneggiatura rappresentava il punto di partenza ma non necessariamente quello di arrivo. Prove, cambiamenti e intuizioni nate durante le riprese hanno permesso ai due attori di personalizzare progressivamente la relazione tra i personaggi, fino a costruire quella reciproca dipendenza che attraversa il film. Ed è proprio nella loro dinamica che trova spazio anche l’umorismo: non una comicità inserita per alleggerire artificialmente il racconto, ma qualcosa che nasce dai personaggi e dal modo in cui reagiscono a una situazione estrema.
IL METODO RIDLEY SCOTT – Molto della global press conference è ruotato inevitabilmente anche intorno al metodo di lavoro di Ridley Scott. Il suo è stato descritto come un set in continuo movimento, nel quale preparazione e istinto convivono e una scena può cambiare anche nel momento stesso in cui viene girata. Un processo che inizialmente può apparire quasi caotico, ma che finisce per costringere gli interpreti a rimanere costantemente presenti e reattivi. Nonostante la precisione visiva che da sempre caratterizza il suo cinema, Scott lascia infatti agli attori un ampio margine di libertà all’interno del testo, permettendo loro di sperimentare e trovare progressivamente il tono delle scene. Una regia capace di indicare con chiarezza quando qualcosa non funziona e, allo stesso tempo, di ottenere ciò che cerca senza soffocare la personalità degli interpreti.
LA POESIA DELLA NATURA – Nel romanzo di Heller la natura non è soltanto lo scenario della fine del mondo: è quasi un personaggio, una presenza costante fatta di animali, piante, acqua, montagne e silenzi. Uno degli interrogativi affrontati durante la conferenza ha riguardato proprio il modo in cui quella componente poetica potesse essere trasferita dalla pagina allo schermo. La risposta di The Dog Stars passa innanzitutto attraverso le immagini. La fotografia e il paesaggio diventano la traduzione cinematografica della scrittura di Heller, mentre gli elementi naturali disseminati nel film contribuiscono a costruire un mondo in cui la bellezza continua a esistere nonostante la devastazione. La natura, quindi, non funziona semplicemente da sfondo alla vicenda di Hig: è parte integrante della sua atmosfera e del suo significato.
GIRARE IN ITALIA – Fondamentali, da questo punto di vista, sono state le location italiane. Dopo aver valutato anche il Canada, la produzione si è spostata tra le Dolomiti e altri set nel nostro Paese, dove il paesaggio ha contribuito direttamente alla costruzione dell’universo del film. Durante la conferenza il cast ha ricordato il fango, la pioggia e soprattutto le montagne che circondavano realmente gli attori durante le riprese: gran parte di ciò che vediamo nasce infatti da ambienti e scenografie fisiche, anziché da fondali digitali. Ma girare in Italia ha significato anche entrare in contatto con una tradizione cinematografica percepibile ancora oggi sui set e negli studi, tra maestranze che tramandano il mestiere di generazione in generazione e tracce di una storia che passa inevitabilmente anche da Federico Fellini.
SOPRAVVIVERE, MA PER COSA? – Sopravvivenza è una delle parole che ritornano più spesso parlando di The Dog Stars, ma il film sembra interessato soprattutto a ciò che viene dopo. Perché rimanere vivi non significa necessariamente avere ancora qualcosa per cui vivere. Hig potrebbe continuare a restare al sicuro nell’avamposto costruito insieme a Bangley, eppure sceglie di inseguire una misteriosa trasmissione radio e la possibilità che oltre il perimetro conosciuto esistano ancora altre persone, altri legami, forse un futuro. È qui che il racconto post-apocalittico incontra la sua dimensione più umana: nella necessità di continuare a cercare qualcosa anche quando il mondo sembra aver perso quasi tutto. Non soltanto sopravvivere alla fine, quindi, ma provare a capire cosa possa ancora esistere dopo.
Leggi anche:
Venezia 2026: fuori concorso il documentario che celebra Hugo Pratt
Luca Guadagnino premiato alla Mostra di Venezia con il Cartier Glory to the Filmmaker 2026




Lascia un Commento