in

War Horse | La storia vera del cavallo che ha ispirato il film di Steven Spielberg

La Grande Guerra e la vicenda di un cavallo invincibile. Che, alla fine, visse felice e contento…

War Horse
War Horse

ROMA – Quando nel 2011 uscì al cinema War Horse di Steven Spielberg i commenti non furono unanimi: da un lato c’era chi rimproverava il regista di aver diretto una favoletta edificante, intrisa di stucchevole eroismo. Dall’altro, invece, si trovavano gli estimatori del film, convinti che certi “difetti” fossero connaturati ad una storia così epica e in ultima analisi erano proprio il vero elemento distintivo (e trascinante). Se di certo non si può considerare tra i capolavori di Spielberg, War Horse, però, difficilmente lascia indifferenti: per l’ambientazione, carica di pathos, per il fortissimo legame tra il protagonista e il suo cavallo Joey e, infine, per la dolcezza di una vicenda ispirata a fatti realmente accaduti, riletti in chiave fiction prima dallo scrittore Michael Morpurgo e poi dallo sceneggiatore Richard Curtis.

war horse
Jeremy Irvine abbraccia il “protagonista” di War Horse

In War Horse, il giovane Albert deve separarsi dall’adorato cavallo a cause delle ristrettezze economiche della sua famiglia, costretta a vendere l’animale all’esercito inglese alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Nonostante il capitano Nicholls prometta al ragazzo di riportare indietro il cavallo, i due si ritroveranno solo molto tempo dopo, al termine di una lunga serie di peripezie che in più di un’occasione hanno mostrato l’aspetto “bestiale” dell’uomo e, al contrario, la tenerezza e il coraggio degli animali.

Benedict Cumberbatch e Tom Hiddleston
Benedict Cumberbatch e Tom Hiddleston nel film

Ma qual è dunque la vera storia di War Horse? Il cavallo che lascia una tranquilla vita in fattoria per il fronte – inglese, tedesco e perfino francese – si chiamava in realtà Warrior ed è passato alla Storia come il cavallo che i tedeschi non sono riusciti a uccidere. Sopravvissuto ad alcune delle battaglie più cruente della Grande Guerra, morì in pace nell’Isola di Wight dove fu portato, al termine delle sue avventure, da John Edward Bernard Seely – detto Jack – politico, militare di grande valore e collaboratore di Winston Churchill.

John Edward Bernard Seely

Segretario di Stato per la Guerra, prima dello scoppio del conflitto, il generale Seely, proprio in sella a Warrior, comandò uno degli ultimi squadroni della cavalleria, durante la battaglia di Moreuil Wood, nel marzo del 1918. Di lì a qualche anno, infatti, la cavalleria sarebbe stata sostituita, com’era prevedibile, dall’arrivo delle truppe motorizzate e dei carri armati. Fino a quel momento, però, e da tempi antichissimi, l’impiego dei cavalli era ritenuto del tutto funzionale ai combattimenti. Il cavaliere, anzi, incarnava la figura dell’eroe senza macchia (e questo è accennato in War Horse), unito da un vincolo saldo al suo animale.

war horse
Il dipinto dedicato a Warrior

Seely e Warrior, infatti, furono indivisibili per tutta la durata della guerra sul Fronte Occidentale; tanto che l’uomo dedicò un libro al suo cavallo, My Horse Warrior, pubblicato nel 1934. Nel 1941, Warrior morì alla veneranda età di 33 anni e la sua scomparsa fu onorata addirittura da un necrologio sul Times. Il cavallo fu immortalato in un dipinto ora esposto a Ottawa, nella National Gallery, e in una statua bronzea dedicata a Seely e posizionata nel castello di Carisbroke all’Isola di Wight.

War Horse
La statua dedicata a Warrios

Nel 2014 la sua memoria, e quella di tutti gli animali caduti durante la Prima Guerra Mondiale, fu inoltre onorata con un riconoscimento postumo. Alla celebrazione partecipò anche il nipote di Seely, Brough Scott, commentatore di corse di cavalli. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, Warrior partecipò a numerose gare, a partire dalla Lightweight Race, durante la quale era montato da Jim Jolliffe, l’uomo che da ragazzino si prese cura di Warrior, prima di lasciarlo andare in Guerra.

  • Volete (ri)vedere War Horse? Lo trovate su CHILI
  • Volete leggere altre Storie? Le trovate qui

Lascia un Commento

Io & Il Cinema | Paul Schrader: «Da Taxi Driver a Mishima, vi racconto i miei film del cuore»

Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones in una scena di Normal People

Normal People | Se il romanzo della Salinger di Snapchat diventa una serie