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La legge di Lidia Poët, la storia vera dietro la serie con Matilda De Angelis stasera su Rai 1

Su Rai 1 debutta la fiction dedicata alla prima donna italiana iscritta all’Albo degli avvocati: tra realtà storica e invenzione narrativa, il percorso di una pioniera dell’emancipazione femminile

ROMA – Una donna contro le regole del suo tempo, una battaglia per conquistare il diritto di esercitare la professione forense e una storia che, oltre un secolo dopo, continua a parlare di libertà e parità. Debutta su Rai 1 La legge di Lidia Poët, la serie con Matilda De Angelis protagonista, già disponibile su Netflix e ora proposta al pubblico della prima rete.

I primi due episodi andranno in onda questa sera alle 21.45. Dalla prossima settimana la programmazione proseguirà con due appuntamenti settimanali, il martedì e il mercoledì.

Ambientata nella Torino di fine Ottocento, la serie unisce ricostruzione storica, legal drama e giallo investigativo. Al centro del racconto c’è Lidia Poët, figura realmente esistita e protagonista di una delle battaglie più importanti per l’accesso delle donne alle professioni in Italia.

Nata nel 1855 a Perrero, in una famiglia valdese benestante, Lidia Poët si laureò in Giurisprudenza all’Università di Torino nel 1881. Nella sua tesi affrontò temi particolarmente innovativi per l’epoca, tra cui la condizione femminile e il diritto di voto alle donne. Nel 1883, dopo aver superato l’esame necessario per esercitare la professione, presentò la domanda di iscrizione all’Albo degli avvocati di Torino. Il Consiglio dell’Ordine accolse la richiesta, facendone la prima donna ammessa all’esercizio della professione forense nel Regno d’Italia. La decisione venne però impugnata dal Procuratore generale del Re e la Corte d’Appello di Torino annullò l’iscrizione. Nel 1884 anche la Corte di Cassazione confermò l’esclusione. Alla base del provvedimento vi erano non soltanto motivazioni giuridiche, ma anche la convinzione, diffusa nella società dell’epoca, che una donna non fosse adatta a ricoprire un ruolo pubblico come quello dell’avvocato.

Poët continuò comunque a lavorare nello studio legale del fratello, occupandosi anche della tutela di donne, minori, detenuti e persone emarginate. Parallelamente partecipò alla battaglia per i diritti delle donne e per il suffragio femminile. La svolta arrivò nel 1919, quando una nuova legge aprì alle donne l’accesso a numerose professioni. Nel 1920, a 65 anni, Lidia Poët poté così essere nuovamente iscritta all’Albo degli avvocati.

La legge di Lidia Poët, ideata da Guido Iuculano e Davide Orsini e diretta da Matteo Rovere e Letizia Lamartire, parte dunque da una vicenda storica documentata, ma non è una biografia televisiva. La principale libertà narrativa riguarda il ruolo della protagonista: nella serie Lidia si trova coinvolta in indagini e casi criminali, elementi che non appartengono alla sua biografia conosciuta. La dimensione investigativa è stata infatti introdotta dagli autori per costruire le diverse trame della fiction.

Anche alcuni personaggi sono frutto della sceneggiatura. Tra questi c’è Jacopo Barberis, interpretato da Eduardo Scarpetta, il giornalista che affianca Lidia nelle indagini. Sono stati inoltre romanzati diversi aspetti della sua vita privata e delle relazioni con le persone che la circondano. Restano invece centrali gli elementi storici legati alla sua formazione, all’iscrizione all’Albo nel 1883, alla successiva esclusione e alla nuova ammissione nel 1920.

La serie ricostruisce la Torino di fine XIX secolo, periodo nel quale la città era attraversata da profondi cambiamenti sociali e culturali. In questo contesto si sviluppa il percorso della protagonista, che deve confrontarsi con un sistema professionale ancora fortemente condizionato dai pregiudizi nei confronti delle donne.

Le vicende personali e professionali di Lidia si intrecciano così con casi giudiziari e investigativi, mentre la fiction utilizza la cornice storica per raccontare una società nella quale l’acceso femminile alle professioni era ancora fortemente limitato. Il contesto storico resta quindi fondamentale per comprendere il percorso della protagonista. La Torino raccontata dalla serie fa da sfondo alla vicenda di una donna che cerca di affermare la propria autonomia in un’epoca in cui l’accesso delle donne alla vita professionale e pubblica incontrava numerosi ostacoli. La serie alterna così fatti ispirati alla realtà e situazioni ideate dagli sceneggiatori, mantenendo come riferimento la vera battaglia affrontata da Poët per poter esercitare la professione di avvocata.

La figura di Lidia Poët è stata quindi adattata alle esigenze del racconto televisivo, senza che questo coincida con una ricostruzione completa della sua biografia. Il percorso personale della protagonista nella serie viene arricchito da personaggi e vicende funzionali alla trama, mentre il nucleo storico rimane legato alla sua lunga battaglia per l’iscrizione all’Albo.

La sua storia si conclude con il riconoscimento ottenuto nel 1920, quando, dopo quasi quarant’anni dalla prima iscrizione, Poët poté finalmente esercitare legalmente la professione.

È questo il principale elemento reale alla base della fiction: una donna che aveva studiato, superato l’esame professionale e ottenuto l’iscrizione all’Albo, ma che si era vista negare la possibilità di lavorare come avvocata esclusivamente perché donna.

Dopo il debutto su Netflix, la serie arriva ora su Rai 1 con Matilda De Angelis nel ruolo di Lidia Poët. I primi due episodi saranno trasmessi questa sera alle 21.45; dalla prossima settimana l’appuntamento proseguirà il martedì e il mercoledì.

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