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REVISIONI | Perché è il momento di rivalutare Alexander di Oliver Stone

Un film difficile, tormentato, stroncato dalla critica ma oggi più attuale che mai. Ecco perché

Qual è il più grande difetto di Alexander di Oliver Stone? Arrivare nel momento sbagliato. Raro trovare infatti nella storia del cinema un kolossal tanto progressista, dove in maniera piuttosto insistente si ribadiscono più volte le preferenze omosessuali dell’eroe protagonista, dove si celebra la mescolanza tra tutte le razze esistenti fantasticando un mondo unito e pacificato sotto la guida di un unico leader amato da tutti. Per Oliver Stone (potete vedere la video intervista qui) Alessandro Magno è stato il più grande rivoluzionario e il primo vero “cittadino del mondo”: un condottiero invincibile, ma anche profondamente pacifista, sensibile e tormentato dal senso di colpa per non aver impedito l’uccisione del pur violento padre Filippo, forse voluta proprio dalla stessa madre Olimpiade.

Oliver Stone catechizza Colin Farrell sul set di Alexander.

All’uscita, a inizio 2005, l’operazione di Stone fu considerata pacchiana e anacronistica, non aiutata da un cast che all’epoca non garantiva una buona critica – la rivalutazione attoriale dei “bellissimi” Colin Farrell e Angelina Jolie è avvenuta più tardi, mentre Val Kilmer ha sempre sofferto un certo pregiudizio critico nei suoi confronti. Beh, Alexander non sarà privo di difetti, a partire dall’invadente voce narrante del vecchio Tolomeo interpretato da Anthony Hopkins, ma ha diversi momenti memorabili: l’ingresso trionfale di Alessandro a Babilonia, la conquista dell’India, la decisione sofferta e inevitabile di dover fare ritorno a casa e, infine, la morte melodrammatica dell’amatissimo Efestione.

Stone con Angelina Jolie prima di una scena.

E, tra battaglie grandiose e l’ambizione di essere un leader di riferimento per tutti i popoli, Alessandro vive di conflitti gay, matrimoniali e famigliari: preferisce la confidenza e la rassicurazione degli uomini rispetto all’enigmaticità delle donne, a causa del rapporto perverso e controverso con la madre (una sensuale Angelina Jolie) che lo ossessiona di procreare con una donna per dare al mondo un erede e verso cui nutre addirittura un’edipica e incomprensibile attrazione sessuale. Quattordici anni fa, fu accolto con ironia e sberleffo il fatto che la 29enne Jolie interpretasse la mamma del 28enne Farrell: oggi, sarebbe commentata come una scelta perlomeno coraggiosa.

Jolie e Farrell con Val Kilmer in posa sul set.

Un film ardito, intellettuale, sorprendentemente moderno, nonostante sia stato superficialmente etichettato come un “cinema d’altri tempi”: i temi messi in gioco da Oliver Stone, dai diritti civili all’immortalità degli ideali, sono attualissimi e genialmente filtrati dall’esaltazione per un uomo morto come Gesù Cristo a 33 anni e che più di chiunque altro è andato vicino nella Storia ad abbattere differenze razziali e culturali, e prima degli altri ha combattuto pregiudizi di gender, conservatorismi e costrizioni istituzionali.

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