MILANO – Secondo episodio di Hot Corn Confidential, la nostra serie di racconti sui misteri di Hollywood. Dopo Robert Blake e il caso della morte della moglie – lo trovate qui – ecco la puntata su George Reeves, il primo interprete di Superman, morto per una ferita da arma da fuoco nel 1959, all’età di 45 anni. La voce ufficiale? Spinto al suicidio. Ma ci sono altre verità…
George stava sognando quando un rumore di vetri rotti lo svegliò. Il sogno era sempre quello, lo stesso che faceva sempre, fin da quando era bambino. Era appollaiato all’angolo di un edificio sopra la strada principale. Potrebbe essere stata Pasadena, sì, poteva essere. Si stava preparando a volare. Era stato un bel sogno, uno di quelli buoni. Uno che quando ti svegli, fai fatica a riaddormentarti perché vorresti godertelo ancora un po’. Ma proprio mentre nel sonno stava per lanciarsi in picchiata sulle macchine e sui pedoni e sui cani che avrebbero abbaiato alla sua ombra, un vetro si ruppe. Guardò la strada aspettandosi di vedere un incidente, ma c’era l’armadio, il soffitto con un rettangolo di lampione e il suono delle risate di Leonore al piano di sotto.

Poco dopo tutti si immobilizzarono alla vista di George, con la vestaglia che svolazzava come un mantello e la faccia lunga, in piedi in cima alle scale. «E allora, ecco qui che l’eroe si risveglia!», urlò William Bliss, molto ubriaco. «Ti abbiamo svegliato dal tuo sonno, Georgie?», aggiunse Carol Van Ronkel. George cercò di trattenere la rabbia, almeno nella sua voce. Era molto tardi e lo sapevano anche loro. «È un uccello? È un aereo?», urlò Leonora. «Ma no, è quel guastafeste di George!». Maledizione, aveva anche una riunione il giorno dopo e lo sapevano tutti. «Ha delle riunioni! Almeno così le chiamano in questi giorni». E cosa significava lo sapevano tutti i presenti in quel salone. «Tira fuori la penna, Bob. Sarà una bella storia da raccontare. Non lo sai? Il nostro Georgie, qui, è ancora innamorato di una vecchia fiamma».

«Scrivo le autobiografie dei pugili, Leonora», disse Bob, porgendo un bicchiere a George. «Questa è storia antica». Era ora che tutti tornassero a casa, ma ormai il discorso era stato aperto. «Ma quella povera ragazza è già sposata. E non solo sposata, è sposata con Eddie Mannix». «MGM Mannix?», chiese Carol. «Ma non è un mafioso?», disse Bliss. «Voglio dire, è quello che ho sentito». Quel litigio era iniziato molte ore prima. Leonore Lemmon – così si chiamava la fidanzata di George Reeves – aveva cominciato a bisticciare al ristorante. Erano andati al wrestling per vedere un vecchio amico di George, Gene LeBell, AKA Mr. Kryptonite, picchiare un ragazzino messicano. Leonore amava i litigi – le urla, le urla, gli ululati di dolore – che la riportavano ai suoi giorni a New York, prima che fosse licenziata per aver combinato molti guai. «Ma la chiama ancora. La ama ancora. La vuole ancora. A Mannix questo non piace per niente. Quindi chiama di notte, lascia i proiettili nella cassetta della posta, manomette i freni di Georgie…»

George guardò nel bicchiere e poi lo bevve tutto d’un fiato. «Buonanotte a tutti», chiuse con un sorriso. «Oh povero Georgie», disse Leonore. «Adesso sta andando di sopra a spararsi». «Non dovresti essere così duro con quell’uomo». «Shhh», fece Leonora, indicando il soffitto. George stava attraversando la stanza. Stava aprendo un cassetto del comodino. «Ecco che sta tirando fuori la pistola. Se la preme contro la testa». BANG!. «È davvero andata così, Robert?». «Per quanto ricordo, signor Mannix», disse Bob, toccandosi il gemello. «Eravamo tutti abbastanza ubriachi». Ma la madre di George la pensava diversamente: «Il nostro ragazzo non aveva segni di bruciatura su un lato della testa. E c’era più di un foro di proiettile ma nessun secondo proiettile. Ed è caduto sulla schiena. In genere, quelli che sanno mi informano che avrebbe dovuto crollare in avanti». Alla MGM cercavano sempre scrittori. Scrittori che sanno raccontare belle storie. Credibili. Ma questa storia non lo era.

C’era un secondo foro di proiettile. Poi la posizione del corpo, ma quella venne modificata da Leonore, isterica, che entrò in camera e se lo tenne stretto, sperando non fosse finita. Dovette essere ripulita dal sangue prima che arrivasse la polizia. Reeves morì il 16 giugno 1959 per una ferita da arma da fuoco, all’età di 45 anni. Sui giornali scrissero che era stato spinto al suicidio dalle frustrazioni professionali in quanto il personaggio di Superman, con cui veniva identificato dal pubblico, gli avrebbe precluso ogni altro ruolo nell’industria del cinema, rovinandogli la carriera per sempre. Ma era davvero cosi? O c’era stato qualcos’altro dietro? C’era un’altra donna: Camille Antoinette Lanier Mannix detta Toni, un’attrice e ballerina americana nei primi film girati dopo il muto.

«E suo marito è Eddie Mannix, boss della MGM, che l’ha picchiata di nuovo, non lo sai?». Perfino in ospedale. Poi si presentava con i fiori e tutto era dimenticato. Troppi soldi, troppo potere. «Quindi Eddie avrebbe fatto fuori George Reeves?». Forse era andata così, forse era stata una messa in scena. Il suicidio, si sa, non desta alcun sospetto e il caso viene archiviato subito, come molte indagini ancora aperte a Hollywood. Passano gli anni e tutti dimenticano. La vita va così. Oppure no, oppure non c’è nessun mistero, tutto è evidente, tutto è alla luce del sole. «Esattamente Bill, questo è un caso molto chiaro. Vuoi la verità? Quella notte George Reeves si è chiuso in camera e poi si è sparato alla testa. Due volte…».
- HOT CORN CONFIDENTIAL #1 | Robert Blake e la caduta di Baretta
- VIDEO | Qui il trailer di Hollywoodland, che racconta la storia
Lascia un Commento