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Perché siamo tutti Greta Gerwig: il manifesto imperfetto di Frances Ha

Da Manhattan a David Bowie. Perché l’imperfetta bellezza di Greta Gerwig è lo specchio di noi stessi

Ancora prima dei titoli sui giornali, ancor prima delle nomination agli Oscar a vuoto, ancor prima di essere l’autrice più applaudita di una nuova (nuova) Hollywood più femmina e meno maschia. E ancora prima di essere la donna diventata, Greta Gerwig con una manciata di pellicole ha saputo disegnare il profilo di una generazione inseguita dall’ansia di non potersi mai fermare. Un film, chiave, presentato nel 2012, racchiude perfettamente il senso di disagio, di cambiamento, di instabilità di chi, al mondo, proprio non riesce a starci. Diretto in uno splendido bianco e nero dal compagno Noah Baumbach, e scritto da lui insieme a lei, Greta, che è assoluta protagonista di Frances Ha,  solista metropolitana, romantica e stravagante che esprime il presente e si mangia il film.

Run Baby Run. Greta Gerwig, converse e giacca di pelle, in Frances Ha

Perché, nella Frances che è Greta e poi torna ad essere Frances, ci riconosciamo tutti: sogni grandi e il tempo che fugge. Lei viene da Sacramento (come la Gerwig), vuole fare la ballerina, vive a Brooklyn con la sua amica Sophie (Mickey Sumner), che poi perde, perché Sophie ai sogni preferisce la realtà, e si trasferisce a Tribeca, che è cool, che è al centro, che è moda. Pure se Brooklyn non era così male. E Frances? Corre, balla, non si arrende. Da Washington Square fino giù a Chinatown. Cambia appartamenti, amici, ragazzi. Lei, infrequentabile per eccellenza. Prende un volo per Parigi e torna il giorno dopo, legge Proust, scende a compromessi, si esclude e si include, affamata di vita, di movimento, di amore.

Sogni per merenda. Sophie e Frances a Bryant Park, il salotto verde di New York

Siamo noi, dunque, Frances e Greta. Colmi di brutale umorismo, sguardo basso a scorrere la rubrica dell’iPhone, cercando un posto nel mondo che magari ha un numero di telefono da chiamare. Siamo noi Frances, quando piroetta sulle note di David Bowie e Modern Love (omaggio a Rosso Sangue, Leos Carax). Siamo noi Frances, quando non vuole crescere e torna al college, ma poi sia accorge che il letto su cui (non) dormiva è diventato piccolo, e allora forse è meglio darsi una mossa e diventare adulti. E siamo ancora noi, mentre scrive la sceneggiatura della sua vita, citando canzoni, libri, film, tra Woody Allen e la Nouvelle Vague, cose che fanno sentire un po’ meno soli. Greta e Frances, come noi. Inadatti, imbarazzati, fuori posto, fuori tempo. Ballerini troppo goffi che non smettono di ripetere gli stessi, bellissimi, errori.

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