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Perché All’inseguimento della pietra verde è molto meglio di quanto ricordiate

Zemeckis, Douglas, Turner, la Colombia. E quella sceneggiatura che non sbaglia un colpo…

Michael Douglas e Kathleen Turner in una scena di All'inseguimento della pietra verde.

MILANO – Robert Zemeckis avrà anche costruito – e consolidato – la sua fama di regista alla Amblin nel 1985 grazie a un cult come Ritorno al futuro, ma in realtà il suo talento per la costruzione di storie, i tempi comici nonché la capacità di esaudire i desideri del grande pubblico li aveva già ampiamente dimostrati un anno prima. L’enorme successo di All’inseguimento della pietra verde però non fu affatto scontato, anzi, al contrario. Nonostante Michael Douglas fosse uscito dagli anni Settanta con un Oscar in mano per la produzione di Qualcuno volò sul nido del cuculo, in realtà come attore non era ancora considerato un grande nome di Hollywood e Kathleen Turner aveva girato solo due film, Brivido caldo e L’uomo con due cervelli.

 All'inseguimento della pietra
Una scena del film

Dal punto di vista degli spettatori di metà anni Ottanta, All’inseguimento della pietra verde poteva apparire come una pellicola che cercava di sfruttare l’onda del successo di Indiana Jones, tra ricerche di tesori scomparsi e avventure romantiche. Nulla di più falso, proprio grazie alla leggerezza del tocco registico di Zemeckis, all’approccio della sceneggiatura e all’innegabile alchimia tra Douglas e Turner che avrebbero poi ripreso i loro personaggi non solo nel sequel di un anno dopo (ampiamente inferiore) Il gioiello del Nilo, ma nel 1989 finirono poi anche nella black comedy La guerra dei Roses, diretti da Danny De Vito.

 All'inseguimento della pietra
Kathleen Turner in una scende di All’inseguimento della pietra

Kathleen Turner è il punto di ancoraggio del film grazie al suo personaggio, la scrittrice Joan Wilder, una sognatrice esattamente come le eroine letterarie che inventa per mestiere, passaggio della sceneggiatura che permette a Zemeckis anche un delizioso omaggio western a inizio film. Finirà in Colombia alla ricerca della sorella rapita, ritrovandosi tra le braccia dell’avventuriero Jack T. Colton (Douglas). Nonostante sia una creatura cittadina e le uniche paia di scarpe che ha in valigia sono i tacchi a spillo, la Turner non viene però mai rappresentata come una damigella in pericolo, anzi, più scorre il film e più tiene testa al selvaggio Colton, da cui non è mai dipendente.

Una scena di All’inseguimento della pietra

Ed è proprio grazie all’equilibrio tra i due personaggi di sesso opposto e al formidabile lavoro davanti, e dietro, la macchina da presa, che All’inseguimento della pietra verde è riuscito negli anni a trasformarsi in un film senza tempo, una qualità affatto scontata. Aggiungeteci anche una buona dose comica fornita dal grande Danny DeVito e quello che rimane oggi è un’opera godibile di puro entertaiment, anche a più di trent’anni dall’uscita in sala. E nonostante non sia forse al livello delle avventure temporali di Marty McFly che sarebbero arrivate un anno dopo (ma del resto, come esserlo?) è davvero raro nel cinema avere due titoli consecutivi di un tale livello firmati dallo stesso regista.

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