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TOP CORN | Tre manifesti a Ebbing, Missouri e del perché dovreste (ri)vederlo

Tre frasi. Tre manifesti. Una madre. La vendetta. E quel messaggio subliminale che ritorna…

ROMA – «Raped while dying». «And still no arrest?».«How come, Chief Willoughby’». Tre frasi stampate su altrettanti manifesti fatti affiggere da una madre, rabbiosa e battagliera, lungo una strada poco trafficata. La stessa dove nove mesi prima la figlia, Angela, è stata ritrovata cadavere dopo essere stata violentata e bruciata. Un atto d’accusa contro chi, secondo lei, non ha fatto abbastanza per trovare il responsabile di quella morte atroce ed insensata. Gesto plateale, dichiarazione di guerra, preghiera laica. Parte da qui Tre manifesti a Ebbing, Missouri, ma molto presto si trasforma in altro, una riflessione stratificata su lutto, violenza, giustizia, vendetta, perdono e su quella provincia d’America rappresentata dalla fittizia cittadina del Midwest.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Woody Harrelson e Sam Rockwell in un momento di pausa sul set di Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Ispirato da due cartelloni visti dal regista in un viaggio in autobus negli Stati Uniti, il film mescola i toni del dramma con quelli dell’umorismo nero e rivisto a molto tempo dagli Oscar e dalla ridondanza mediatica fa un altro effetto. Merito di una sceneggiatura sapientemente equilibrata e dei suoi straordinari (co)protagonisti e su tutti – serve dirlo? – svetta Frances McDormand ovvero Mildred Hayes, madre distrutta e donna combattiva, inevitabilmente premiata con la statuetta. Un ruolo, accettato su consiglio del marito Joel (Coen), scritto appositamente per lei e da lei costruito, per sua stessa ammissione, pensando a John Wayne.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Frances Mc Dormand in una scena di Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

A farle da contraltare – e personale Lee Marvin – Sam Rockwell nei panni del vice sceriffo Jason Dixon, poliziotto violento e razzista. Il loro punto di contatto sarà lo sceriffo Bill Willoughby interpretato da un rinato Woody Harrelson. Nonostante sia stato scritto prima dell’esito delle ultime elezioni presidenziali, prima di Trump, del #MeToo e delle nuove reali Wonder Women e di tutto quello che è venuto poi, Tre manifesti a Ebbing, Missouri cattura l’atmosfera di un Paese inquieto. Mildred e quei manifesti squarciano il velo di reticenza e bigotto perbenismo insiti ad Ebbing. Provincia immaginaria di uno Stato (con)federato nella quale gli stessi rappresentanti dell’autorità sono razzisti ed omofobi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Ancora la McDormand in una scena di Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Ecco allora riecheggiare riferimenti alla lotta per i diritti civili ed al movimento del Black Lives Matters, l’America vista con gli occhi di un regista irlandese, con i suoi motherfuckers, i pub di periferia, la Storia da digerire, la violenza sopita pronta ad esplodere. Una commedia nera, forse un western contemporaneo – come suggerito dalla colonna sonora di Carter Burwell, la musica non mente mai –  con personaggi imperfetti che la giustizia se la fanno da soli. O forse no. Cult assoluto che invecchiando diventa sempre meglio.

  • Qui sotto, un assaggio della colonna sonora, il film invece lo trovate qui.

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