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Da Netflix a Tom Waits: come La Casa di Carta ha rilanciato Bella Ciao

Il brano della Resistenza sta facendo il giro del mondo, (ri)lanciato dalla serie fino a Marc Ribot

bella ciao
Bella Ciao, nella cover del brano remixato da Steve Aoki e Marnik.

Diversi anni fa, quando arrivò su CD il remix di una traccia mitica come Sympathy For The Devil dei Rolling Stones, Keith Richards disse che i remix possono aiutare le nuove generazioni a conoscere e comprendere meglio il passato. Certo, pur essendo uno di quei cinque o sei brani fondamentali della storia rock, il pezzo della Bigger Band non ha la stessa valenza che può avere un canto popolare, intonato dalla resistenza partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure, il fine della rivisitazione elettro-dance in questione, potrebbe avere lo stesso, ampio prospetto sui giovani che, in giro per mezza Europa, ballano proprio su quella canzone simbolo dell’antifascismo.

Eh già, perché Bella Ciao, sembra essere proprio la hit del momento, ripresa e remixata un po’ ovunque. Un male, abusare di quelle strofe che hanno combattuto insieme alla vita di tanti partigiani morti per aver difeso la libertà? No, o almeno, non del tutto, se si considera sempre la cognizione di causa e il relativo impatto che può avere su un giovane che, magari, dopo il concerto, va a rileggere un po’ la storia che c’è dietro la canzone, fino a poco prima ballata e cantata. Ma, da dove nasce questa nuova vita di Bella Ciao?

È cominciata con la serie Netflix La Casa di Carta, intonata con accento ispanico dai suoi mascherati protagonisti (e sì, anche dal Professore), in diverse scene ad effetto, caricate da quelle parole piene di significato. Un moto popolare, La Casa di Carta, accelerato ancor di più dal canto popolare per eccellenza, in similitudine con la statunitense We Shall Overcome (risalente agli inizi del Novecento), ripresa da Springsteen nella session con Pete Seeger nel 2006  (l’album era The Seeger Sessions) e, guarda caso, sussurrata oggi durante i gremiti cortei in giro per Washington.

Così, da Netflix alle discoteche, il passo è stato, più o meno, diretto. Con le inevitabili polemiche, il primo remix di successo è arrivato dalla console del DJ Steve Akoi in featuring con l’italiano Marnik. Mixata per la prima volta a maggio, al Sunday Festival di Eindhoven, il suono popolare, quasi mistico, missato a quello elettronico, house e dance, ha letteralmente avvolto il pubblico, in un’esplosione di energia sonora e sì, anche storica. Dopo Akoi & Marnik, è arrivato piano piano il turno del tedesco Hugel, dal brasiliano Maramba, fino al francese Maître GIMS (insieme a VITAA , DADJU & SLIMANE), realizzando il brano con uno stile un po’ techno un po’ reggae, un po’ italiano un po’ francese. Il risultato? Giudicate voi…

Discoteche, festival, concerti, addirittura gli stadi (all’ultimo mondiale la melodia, diventata coro, è arrivata dai brasiliani, altro popolo che di resistenza se ne intende…), Bella Ciao è ovunque. Quel Partigiano e il suo fiore sono tornati ad essere invocati da un (nuovo) popolo che, grazie alla forza della musica, urla al mondo la voglia di libertà e di uguaglianza, di resistenza ad un periodo storico oscuro e pericoloso. Dunque, il brano diventa (ancora una volta) il manifesto musicale di cui abbiamo bisogno, universalmente.

E, tra Netflix e i DJ partigiani, a suonare Bella Ciao c’è pure Tom Waits, che ha inciso il brano – Bella Ciao, Goodbye Beautiful – per l’amico e (grande) chitarrista Marc Ribot, nell’album Songs Of Resistance 1942 – 2018 (in uscita il 14 settembre). Folk, storia, resistenza. Incontro perfetto, in grado di esportare il brano in tutto il mondo e, soprattutto, alle orecchie di un nuovo pubblico, di una nuova generazione, di una nuova lotta da portare avanti, fischiettando quel motivetto che era dei loro, eroici, avi. Corsi e ricorsi.

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