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Motta: «Io, Jonny Greenwood e quella colonna sonora horror…»

Il cantautore ha composto l’inquietante soundtrack di Letto n. 6, diretto da Milena Cocozza

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Francesco Motta

TORINO – Anno di grandi novità per Motta, che ha conquistato, brano dopo brano, il proprio posto tra i più interessanti musicisti dell’ondata indipendente italiana, sotto l’etichetta della Sugar Music. Autore che, in questo 2019, oltre ad aver rilasciato il suo ultimo singolo Dov’è l’Italia, presentato allo scorso Festival di Sanremo, si è addentrato nei territori della finzione cinematografica con l’horror Letto n. 6 diretto da Milena Cocozza (e presentato al Torino Film Festival) e interpretato da sua moglie, Carolina Crescentini, per cui il cantante ha composto la colonna sonora, pescando dall’energia di posti inquieti (come i manicomi…) e ideando una ninna nanna terrificante da non far chiudere occhio. Così, Motta, ci racconta la sua esperienza, dalla set ai film horror, fino ai compositori che lo ispirano.

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Marco Motta

LETTO N. 6 – «Con la regista Milena Cocozza abbiamo lavorato insieme fin dall’inizio. Quando mi approccio a un lavoro simile, preferisco partire subito dalla sceneggiatura, perché così la musica può iniziare a crescere piano piano insieme al film. E, in questo caso, era un processo necessario, visto che c’è anche un tema che ritorna in questo horror, quello di una ninna ninna che è stata scritta insieme a Milena. Essendo, dunque, musica diegetica era opportuno comporla prima di iniziare a girare».

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Letto N. 6: Una scena del film con la colonna sonora di Motta

COLONNA SONORA – «Ho avuto molta carta bianca. Poter comporre musica per il cinema mi permette di approdare in mondi in cui non necessariamente vado quando scrivo canzoni. È come se si trattasse di un testo già scritto in cui ho degli evidenziatori da dover utilizzare per cercare di far alzare il volume ad alcune delle scene. Tra me e la regista si è andato formando un certo stimolo, che penso deve sempre essere alla base tra chi dirige e chi compone le musiche per il film. Una via con cui riuscire a comunicare, magari usando parole diverse, non tecnicismi musicali, però allo stesso tempo cogliere dalle sue indicazioni. Cose che, in quanto musicista, non riusciresti a capire».

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Carolona Crescentini in Letto N. 6

MOTTA & FILM – «Sono sempre stato affascinato dalle cose che non so fare. Trovo molto noioso ripetersi, per questo ho sempre cercato di variare nella mia carriera, trovando il modo di collaborare con persone diverse. Da una parte questo può essere visto come un salto nel vuoto, dall’altra non vedo l’ora di cambiare idea sulle cose, quindi poter comporre la colonna sonora per un film di finzione è stata un’esperienza bellissima».

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Letto N. 6, presentato al Torino Film Festival e in uscita la prossima estate

GENERE HORROR – «L’horror? È come quando realizzi delle canzoni, ti accorgi che la verità sta nel mezzo, nella sottrazione che porta anche a dover togliere. A volte possono esserci melodie più complesse, ma altre ci si approccia a punti minimali. Spesso, nella musica da film, la paura è legata al fatto che non si capisce da dove proviene il suono. E, al momento del mixaggio, ci siamo concessi di sperimentare cose anche riguardanti il surround che solitamente possono creare preoccupazione in chi lavora al film, perché possono causare distrazioni rispetto al dialogo. Invece in questo caso abbiamo rischiato e quando uno lo fa è sempre bello».

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Le atmosfere di Letto N. 6

SPIRITI E MANICOMI – «Spesso temi e strumenti sono strettamente legati ai personaggi, invece con Letto n. 6 la cosa interessante era unire un suono a un luogo. Il film si incentra molto sull’energia dei luoghi, quindi abbiamo cercato di dare un suono a questo posto centrale per la narrazione della storia. Un’energia strana. Una cosa assurda che mi è successa è che, nello stesso periodo della preparazione del film, ho suonato al Flowers Festival di Collegno in un ex manicomio, e io ci credo tanto in questi concetti. Penso che ogni luogo e le persone che ne fanno parte, che si rivelano ogni volta diverse, cambiano sempre le percezioni delle mie canzoni. Non è questione di crederci o non crederci, è un dato di fatto».

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Motta sul palco

COLONNA SONORA PREFERITA – «Paradossalmente sono arrivato ai Radiohead passando per Jonny Greenwood, che reputo uno dei più grandi compositori che ci siano. Si vede, anche, che è uno che lavora alle canzoni. Non solo mi ha dato una mano per ciò che riguarda il mio lavoro sulla colonna sonora, ma lo ha fatto in generale nella vita. Un’altra colonna sonora che mi ha colpito è quella di Cristobal Tapia de Veer nella serie tv britannica Utopia». 

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GENERE PREFERITO – «Se mi piacerebbe lavorare a qualche altro genere cinematografico? L’unica cosa che so è che mi piacerebbe aprirmi a tutto quello che non so fare. L’ho sempre fatto. Non essere, quindi, strettamente legato a un genere, ma aprirmi a altri orizzonti. È qualcosa che sto portando avanti da tanti anni parallelamente allo scrivere canzoni, ma è una cosa che mi piace allo stesso modo. Per certi versi, anzi, devo dire anche di più».

Qui una clip di Letto n. 6:

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