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TOP CORN | Perché Si muore tutti democristiani è meglio di quanto pensiate

Solite scenette web in salsa cinema? No, anzi. Il primo film de Il Terzo Segreto di Satira fa centro

MILANO – Che fossero bravi già lo sapevamo, ma avevamo qualche dubbio che la loro ironia potesse funzionare anche sul grande schermo. E invece, i ragazzi de Il Terzo Segreto di Satira hanno sorpreso ancora. Perché Si muore tutti democristiani è un film vero, non una mera sequenza di sketch e neppure un omaggio citazionista nei confronti dei propri idoli cinematografici. Un esordio come vorremmo vederne sempre di più in Italia oggi: mai pretenzioso, eppure con il coraggio giusto, sacrosanto, di raccontare un Paese in difficoltà morale e materiale, contraddittorio, dove gli ideali non hanno più senso e per fare carriera è necessario far finta di nulla.

Per chi conosce i video su YouTube i volti sono noti: i bravissimi Marco Ripoldi, Massimiliano Loizzi e Walter Leonardi interpretano tre amici che gestiscono una piccola casa di produzione con la speranza di riuscire a realizzare documentari a tema sociale. Sembra che gli si presenti la grande occasione per coniugare aspirazioni personali e guadagno economico, ma presto si troveranno costretti a dover scegliere tra coerenza e compromesso. Il merito del film? Essere dotato di vita propria, e poter essere apprezzato anche da chi non conosce Il Terzo Segreto di Satira: il risultato è una commedia contemporanea, dolceamara, che ha il pregio raro di affrontare il tema del lavoro senza banalità e qualunquismo.

I protagonisti sono tre ragazzi cresciuti, quarantenni in cerca di una stabilità economica e professionale, non affetti però da sindrome di Peter Pan. Semplicemente, legati alla propria idea di lavoro ed evitando eccessive illusioni o disfattismo: niente di più comune. Si muore tutti democristiani è una storia semplice ma autentica, che recupera una comicità garbata, colta e autoironica («Forse sono di sinistra solo perché ho fatto il Classico, se avessi fatto l’Itis sarei come mio cugino Manuel: fascista e pure tassista»). E diciamolo, si sente che l’impronta è di scuola milanese: le dinamiche dei rapporti d’amicizia e sentimentali rimandano al primo Gabriele Salvatores e ai migliori Aldo, Giovanni e Giacomo (Tre uomini e una gamba, Chiedimi se sono felice).

Attenzione, non aspettatevi gag a profusione: le battute sono tante e vanno a segno, ma la volontà di costruire una storia intelligente e contemporanea prevale sulla preoccupazione di far ridere a ogni costo. I fan ritroveranno tutti gli attori che hanno visto nei precedenti lavori del collettivo, con l’aggiunta di guest star come Valentina Lodovini, Francesco Mandelli, Paolo Rossi e Cochi Ponzoni. Una certezza, in questi tempi frettolosi, di precariato e governi ipotetici: non fatevelo sfuggire.

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