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L’opinione: Perché Si muore tutti democristiani è molto meglio di quanto pensiate

Solite scenette web in salsa cinema? No, anzi. Il primo film de Il Terzo Segreto di Satira fa centro

Che fossero bravi già lo sapevamo, ma avevamo qualche dubbio che la loro ironia potesse funzionare anche sul grande schermo. E invece, i ragazzi de Il Terzo Segreto di Satira, chiamati a premiare il miglior cortometraggio dell’edizione 2018 del Milano Film Festival, hanno sorpreso ancora. Perché Si muore tutti democristiani è un film vero, non una mera sequenza di sketch e neppure un omaggio citazionista nei confronti dei propri idoli cinematografici. Un esordio come vorremmo vederne sempre di più in Italia oggi: mai pretenzioso, eppure con il coraggio giusto, sacrosanto, di raccontare un Paese in difficoltà morale e materiale, contraddittorio, dove gli ideali non hanno più senso e per fare carriera è necessario far finta di nulla.

Per chi conosce i video su YouTube i volti sono noti: i bravissimi Marco Ripoldi, Massimiliano Loizzi e Walter Leonardi interpretano tre amici che gestiscono una piccola casa di produzione con la speranza di riuscire a realizzare documentari a tema sociale. Sembra che gli si presenti la grande occasione per coniugare aspirazioni personali e guadagno economico, ma presto si troveranno costretti a dover scegliere tra coerenza e compromesso. Il merito del film? Essere dotato di vita propria, e poter essere apprezzato anche da chi non conosce Il Terzo Segreto di Satira: il risultato è una commedia contemporanea, dolceamara, che ha il pregio raro di affrontare il tema del lavoro senza banalità e qualunquismo.

I protagonisti sono tre ragazzi cresciuti, quarantenni in cerca di una stabilità economica e professionale, non affetti però da sindrome di Peter Pan. Semplicemente, legati alla propria idea di lavoro ed evitando eccessive illusioni o disfattismo: niente di più comune. Si muore tutti democristiani è una storia semplice ma autentica, che recupera una comicità garbata, colta e autoironica («Forse sono di sinistra solo perché ho fatto il Classico, se avessi fatto l’Itis sarei come mio cugino Manuel: fascista e pure tassista»). E diciamolo, si sente che l’impronta è di scuola milanese: le dinamiche dei rapporti d’amicizia e sentimentali rimandano al primo Gabriele Salvatores e ai migliori Aldo, Giovanni e Giacomo (Tre uomini e una gamba, Chiedimi se sono felice).

Attenzione, non aspettatevi gag a profusione: le battute sono tante e vanno a segno, ma la volontà di costruire una storia intelligente e contemporanea prevale sulla preoccupazione di far ridere a ogni costo. I fan ritroveranno tutti gli attori che hanno visto nei precedenti lavori del collettivo, con l’aggiunta di guest star come Valentina Lodovini, Francesco Mandelli, Paolo Rossi e Cochi Ponzoni. Una certezza, in questi tempi frettolosi, di precariato e governi ipotetici: non fatevelo sfuggire.

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