ROMA – Presentato al Giffoni Film Festival, Alby – L’ultimo ulivo affronta uno dei temi ambientali più urgenti degli ultimi anni, quello della moria degli ulivi, scegliendo però una strada inusuale: quella della fiaba e del cinema fantastico. Un racconto pensato per i più giovani, ma capace di parlare anche agli adulti attraverso lo stupore e l’immaginazione.
Il regista Alessandro Piva ci ha raccontato la genesi del progetto, il suo amore per il fantasy, la situazione del cinema italiano e i prossimi lavori in arrivo
Alessandro, Alby l’ultimo ulivo affronta un tema reale come la moria degli ulivi, ma lo fa attraverso il linguaggio della fiaba. Quanto è stato importante (e difficile) trovare un equilibrio tra il messaggio e il senso della meraviglia?
In realtà paradossalmente è stato facile e automatico perché sono partito proprio dall’idea di una fiaba per raccontare un problema molto importante oltre che al rapporto tra l’uomo e la natura. Nella mia filmografia mancava ancora il genere fantasy che sapevo prima o poi avrei realizzato. Dovevo solo trovare la storia giusta e questa mi é sembrata perfetta. Questo mi ha permesso proprio di creare un racconto magico e carico di meraviglia dove attraverso l’incontro con un albero parlante ho avuto modo di raccontare il problema proprio ai più piccoli, catturando la loro attenzione con lo stupore di una storia fantastica in cui è la natura a parlare.
La vera difficoltà però é stata tecnica perché per arrivare a realizzare quello che era scritto in sceneggiatura ho dovuto combinare una serie di tecniche che ho dovuto ben studiare e progettare assieme al mio team, che hanno fatto un grande lavoro. Non é stato facile unire attori live action, con green screen senza margine di errore, motion capture e animatronics costruiti per le interazioni. Le braccia meccaniche di Alby sono nel mio garage!
É stata una sfida per un cortometraggio italiano ma quello che amo del mio lavoro è cercare sempre di sperimentare e proporre qualcosa di nuovo.
Nei tuoi lavori c’è sempre una componente fantastica molto forte. Pensi che oggi il cinema italiano abbia ancora paura di confrontarsi con il fantasy e con il cinema d’immaginazione?
Intanto ti ringrazio per aver colto questo aspetto. Sono innamorato del genere fantastico che a seconda della storia cerco di utilizzare un modo differente. Mi sono sempre ispirato ai film di Spielberg che hanno fatto sognare tutti noi. Il primo approccio é stato con il mio Nikola Tesla the man from ten future, che ha poi vinto tanto e da lì ho iniziato una linea in cui ogni storia, dalla commedia al dramma, è una avventura con dentro del fantastico. Certo la vera sfida sarà usare il genere nei lungometraggi adesso. Penso che se il cinema italiano osasse un po’ di più aprendo gli occhi su quello che ancora oggi stupisce il pubblico, si potrebbero realizzare progetti anche fuori dall’ordinario che porterebbero all’avvicinamento di un pubblico nuovo, giovane, senza rinunciare all’autorialitá propria del nostro cinema. Le persona hanno voglia di vedere cose diverse e nuove e i festival non mentono. Quando parlo con le persone o raccolgo i feedback dopo le proiezioni dei miei lavori, mi rendo conto che ancora oggi il cinema può stupire, intrattenere e raccontare una storia profonda con tematiche attuali. Capisco che ai produttori possa spaventare il confronto con questi generi ma credimi, se un regista si prepara bene e arriva sul set con le idee chiare e la tecnica in pugno, si possono realizzare delle cose meravigliose anche con molti meno mezzi che hanno a Hollywood. Noi italiani abbiamo inventiva e bisogna solo avere coraggio, visione e una sceneggiatura forte. Questo è il cinema.
Hai scelto di presentare un tema ambientale senza ricorrere a toni didascalici. Quanto credi che il cinema possa sensibilizzare il pubblico proprio quando evita di impartire lezioni?
Credo fortemente che, documentari a parte, questa cosa sia fondamentale. Il cinema non nasce per impartire lezioni al pubblico, ma nasce per intrattenerlo, divertirlo, stupirlo e farlo innamorare dell’avventura che stanno guardando.
Da anni cerco di trattare e rendere i miei cortometraggi come dei film, solo più brevi, in cui il mio pubblico sa che guardandoli si troverà a voler vivere una di queste storie e a tifare per i personaggi che le guidano. Spero che come per altri miei progetti, anche Alby possa far innamorare le persone di questo tenero ulivo parlate che non giudica, ma ci dice che tutto è possibile se ci crediamo davvero.
Giffoni è un festival che dialoga direttamente con bambini e ragazzi. Ti piace l’idea che siano proprio loro i primi spettatori di Alby l’ultimo ulivo?
Assolutamente si! Era proprio quello che speravo fin dall’inizio, presentare Alby al Giffoni per avere un pubblico giovanissimo, onesto e senza filtri, che ti dice subito se la storia piace o non piace. Alby nasce come genere per ragazzi ed é una storia universale dove un albero parlante puoi incontrarlo in Italia come in qualunque altra parte del mondo. La fantasia non ha confini né nazionalità ed é proprio questa la magia di Giffoni.
Dopo Alby cosa altro ci racconterai per i prossimi progetti?
Subito dopo l’estate uscirà un altro mio nuovo film breve, dal titolo Ricordati che ti voglio bene, di cui stiamo ultimando la post produzione, con un gran bel cast e una storia che credo potranno ritrovarsi molti di noi. É un thriller d’azione con degli elementi fantastici e una tematica più profonda e intima.
Sto revisionando anche la sceneggiatura del mio film lungo e ultimando la serie sui generi del cinema prodotta dalla WEST46 FILMS.
Come attore a settembre invece uscirà la serie internazionale Felicità, diretta da Makary Janovski di cui sono il protagonista italiano ed é la prima serie prodotta in Polonia girata principalmente in lingua italiana, con riprese tra Varsavia e la Puglia.
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