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Mira Nair – prima di Zohran c’è stata sua madre, la prima donna a vincere il Leone d’Oro a Venezia

Il cinema di una madre diventa la realtà del figlio: così Mira Nair ha ispirato il sindaco più giovane di New York.

Mira Nair nel 2001 con il Leone d'oro al miglior film per Monsoon Wedding

ROMA – Che si segua la politica o meno, ciò che è accaduto martedì a New York riguarda tutti noi. La città più famosa del mondo ha eletto il sindaco più giovane della sua storia: Zohran Mamdani. Ma la notizia non colpisce solo per l’età: in un tempo di chiusure e divisioni, la metropoli che ha visto nascere e crescere il fenomeno Trump ha scelto un leader immigrato, musulmano e socialista, capace di incarnare lo spirito del nostro tempo.

Mira Nair e suo figlio Zohran Mamdani la notte delle elezioni

Zohran è l’uomo del momento. Ma cosa c’entra il cinema con lui? Molto, perché sua madre è Mira Nair, regista e sceneggiatrice indiana, prima donna a vincere il Leone d’Oro a Venezia nel 2001. Nata e cresciuta in India in una famiglia di ceto medio di cultura punjabi e fede induista, Mira ha studiato a Delhi prima di ottenere una borsa di studio ad Harvard, dove nel 1979 si è laureata in Visual and Environmental Studies. Ben prima di suo figlio, ha incarnato l’anima multiculturale dell’America contemporanea, raccontando con sguardo lucido e personale l’identità indiana, l’esperienza migratoria e il difficile equilibrio tra radici e modernità.

Il suo primo amore è stato il documentario, affrontato con un forte senso del reale: lavori come Jama Masjid Street Journal, India Cabaret e So Far from India esplorano le vite ai margini, restituendo dignità e voce agli invisibili. Il salto nella finzione segna la svolta: con Salaam Bombay! (1988) conquista il Premio del Pubblico a Cannes e una nomination all’Oscar per il miglior film straniero. Seguono Mississippi Masala (1991) – l’anno in cui nasce Zohran, in Uganda – sull’amore tra culture diverse, The Perez Family (1995), che racconta i rifugiati cubani a Miami, e infine Monsoon Wedding (2001), la storia di un matrimonio punjabi combinato che le vale il Leone d’Oro e un posto nella storia.

Una scena dal film Moonsoon Wedding

Da allora Mira Nair è diventata una delle filmmaker più apprezzate al mondo. Dopo Venezia, Hollywood la chiama per progetti ambiziosi come Vanity Fair (2004) con Reese Witherspoon, Amelia (2009) con Hilary Swank, Il fondamentalista riluttante (2012) e Queen of Katwe (2016).
Nel frattempo, alterna al cinema più commerciale titoli profondamente personali come The Namesake – Il destino del nome (2006), tratto dal romanzo di Jhumpa Lahiri, in cui torna a raccontare gli immigrati di prima generazione a New York. Si racconta che fu proprio Zohran, a 15 anni, a convincerla a rifiutare l’offerta di dirigere un capitolo di Harry Potter per dedicarsi a The Namesake.

Prima di diventare politico, Zohran ha provato la carriera da rapper, ma Mira lo ha sostenuto sempre, anche nella sua corsa più grande: quella verso il municipio di New York. Si è definita “la produttrice del candidato”, seguendolo passo passo in campagna elettorale e cucinando biryani di pollo per lui e i volontari. «Il mondo in cui viviamo, quello che scriviamo, giriamo e pensiamo, è il mondo che Zohran ha assorbito», ha raccontato Mira al New York Times. Il padre di Zohran, Mahmood Mamdani, è uno dei più importanti antropologi contemporanei e insieme i due hanno trasmesso al figlio una visione profondamente variegata e tridimensionale della società.

Una foto della famiglia Mamdani nel 1991 con Zohran appena nato

«Una delle tante cose che i miei genitori mi hanno insegnato è la necessità di affrontare ciò che sta realmente accadendo, invece di fingere che non stia succedendo nulla», ha detto Zohran. «In politica c’è un grande incentivo a costruire un mondo alternativo, diverso da quello che la gente vive davvero». Mira era accanto a lui anche la notte della vittoria, testimone di un traguardo che chiude un cerchio: tutto ciò che ha raccontato con il suo cinema ha preso vita nella realtà del figlio, diventando ispirazione per una nuova generazione che, come lei, crede nel potere delle storie per cambiare il mondo.

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