ROMA – C’è qualcosa di poetico nel modo in cui Arianna Craviotto racconta il suo inizio. «Ho cominciato dieci anni fa, dopo una scuola di doppiaggio a Torino, ma prima ancora c’era il teatro nella mia piccola città, Varazze», dice sorridendo. Il primo contatto con la scena, tra dialetti liguri e compagnie amatoriali, è stato amore a prima vista: «Da piccola ero affascinata dal mondo del cinema, ma non c’erano possibilità. Poi è arrivato il teatro, e mi sono innamorata».
Timida, ma determinata, Arianna trova nel doppiaggio un rifugio e un potere: «Posso essere qualunque cosa. Da un mostriciattolo a una bambina. Solo con la voce».
Ne Zha e la voce che graffia: «Ho perso la voce, ma è stato bellissimo»
La chiamata per doppiare la protagonista di Ne Zha è arrivata “in una mail che non dimenticherò mai”. Arianna ride: «L’ho mostrata al mio ragazzo e lui mi ha detto: ‘Tu non hai capito che cos’è questa cosa!’”».
È l’inizio di un viaggio intenso: un film che parla di ribellione, destino e amore, raccontato attraverso una voce che graffia, corre, piange e ride. «Ho perso la voce più volte. Ne Zha è un demonietto pieno di sfumature, cambia umore in un secondo, e questo è stato bellissimo. È un cartone che fa piangere anche gli adulti». E sì, anche lei ha pianto: «Soprattutto nelle scene con i genitori. Ho perso mio padre e quelle parti mi toccano sempre».
Tra social, scrittura e un programma TV: l’arte di non forzare le cose
Oggi Arianna vive tra doppiaggio, scrittura e contenuti digitali. Non si ferma mai, ma con una nuova serenità:«Una volta mi agitavo se non caricavo un video, ora no. Se riesco una volta a settimana, bene, se no va bene lo stesso». Sta lavorando a un programma TV “scritto su misura per me”, in cui mette molto di sé: «Gli autori sono fantastici, tutti nerd. Io aggiungo esperienze personali, è proprio il mio mondo». E poi ci sono nuovi doppiaggi e un audiolibro in arrivo: «Non posso dire molto, ma arriveranno presto». Quando le chiedi un film che non si stancherebbe mai di vedere, non ha dubbi: Questione di tempo. «È una coccola. Ma anche come tutti i cartoni Disney. Tutti, tutti».
Ecco la nostra video intervista integrale:
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