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Milena Cocozza: «Io, tra Letto N. 6, i Manetti Bros. e il futuro del cinema»

In occasione dell’uscita del film su Sky Primafila, la regista si racconta a Hot Corn

Milena Cocozza e i Manetti Bros. il primo giorno di riprese di Letto N. 6

MILANO – Un horror sociale per il primo film di Milena Cocozza, che dopo anni passati come aiuto regista esordisce alla regia con un soggetto dei Manetti Bros. Letto N. 6 è una ghost story a pieno titolo che si destreggia tra il sovrannaturale e tematiche femminili attuali, come il difficile connubio tra maternità e lavoro. Nell’ex ospedale Forlanini di Roma, Carolina Crescentini è Bianca, una dottoressa che, già alle prese con le difficoltà della maternità, si trova ad affrontare un’inquietante presenza legata al letto n 6. Un incubo senza fine, alle prese con un passato che ritorna e non ha intenzione di andarsene. Abbiamo contattato telefonicamente la regista per parlare del film – in questi giorni su Sky Primafila-, del suo rapporto con il cinema e con i Manetti Bros.

Letto N. 6
Carolina Crescentini in una scena di Letto N. 6

L’ESORDIO – «Arrivo da una lunghissima gavetta e più di vent’anni come aiuto regia in cui ho collaborato molto con i Manetti Bros. Negli anni si è sviluppato un rapporto molto stretto. Letto N. 6 era un loro soggetto, un film che avrebbero dovuto girare prima di Song’e Napule ma che hanno lasciato da parte quando sono entrati nel filone napoletano. Circa tre anni fa, mi hanno fatto leggere il primo soggetto di Letto N.6 e mi hanno chiesto se mi potesse interessare realizzarlo come regista. All’inizio è stato un po’ strano perché non è un film che io avrei mai pensato o scritto e mi spaventava anche un po’ esordire con un horror, che spesso ha un suo pubblico preciso e richiede degli schemi particolari. Però quello che ho cercato di fare nella fase di scrittura e sceneggiatura è stato personalizzarlo. Ho letto questa storia e mi sono detta: “Che cos’è che mi interessa di questa storia, a me, Milena?” e ho trovato delle tematiche che volevo sviluppare. Da lì abbiamo iniziato a lavorare con Michelangelo La Neve a una riscrittura totale del soggetto. L’ho portato dalla mia parte».

Riccardo Bortoluzzi in una scena di Letto N. 6

LA MATERNITÀ – «L’horror è intrinseco nella maternità, il fatto di avere una creatura che si sviluppa all’interno di te e di cui poi ti devi assumere totalmente la responsabilità, è la cosa più naturale che esista ma allo stesso tempo è la più spaventosa. Perché è veramente un’incognita incredibile. In mezzo ci ho voluto un po’ anche infilare la difficoltà nel conciliare la maternità e una carriera lavorativa, di qualsiasi tipo. Qui c’è molto di mio. Il personaggio di Bianca nel film mente sulla maternità, viene assunta non dicendo che è incinta. Perché oggi è attualissimo, nonostante non se ne parli secondo me abbastanza, ma nei colloqui di lavoro ti chiedono se hai figli, se hai intenzione di avere figli, di fatto c’è una discriminazione gigantesca, su questa tematica. E c’è un dolore, secondo me, delle donne che ancora non è approfondito e analizzato. Non se ne parla e se ne dovrebbe parlare. Insomma è difficile, è un argomento scottante».

Letto N. 6
Una scena del film

GHOST STORY – «Se c’è spazio per dare un nuovo impulso al genere? Non lo so. Io sono sempre stata affascinata dall’argomento quindi mi piacciono anche le storie di fantasmi, dalla letteratura al cinema. E credo che siano anche un po’ emblematiche. Anche in questo film la figura del fantasma serve a farti affrontare e rivedere il passato. A seconda delle chiavi con cui questa cosa si affronta secondo me sì, ci dovrebbe essere spazio. Poi i Manetti, quando gli viene chiesto nelle interviste perché hanno deciso di affidare questo film proprio a me, rispondono sempre “perché Milena crede ai fantasmi e noi no”. Di fatto un pochino è vero perché io ho una professione verso il soprannaturale, loro mi dicono “per te è un film realistico”. No, non è così realmente, però io trovo che sia molto stimolante affrontare il passato che ritorna quando non è risolto».

I protagonisti di Letto N.6

IL MANICOMIO – «Nel caso specifico di Letto n.6 parliamo dei manicomi infantili, che sono una parte della nostra storia recentissima e in cui venivano perpetrate delle atrocità incredibili. Ho fatto un po’ di ricerca prima di affrontare il film e ho scoperto delle cose sconvolgenti. Ad esempio quanto fosse veramente facile finire in un istituto, bastava un certificato di un medico compiacente. I manicomi infantili spessissimo erano pieni di bambini che erano l’ottavo figlio di una famiglia indigente, o ragazze madri. Non c’era la malattia mentale, in realtà. Oltretutto c’erano casi accertati di medici che facevano sperimentazioni su bambini, c’era l’elettroshock che era considerato – e ancora oggi viene considerato – da alcuni una cura valida. Si pensava che potesse curare la pipì a letto notturna o la masturbazione, che veniva considerata una cosa da curare tramite scariche elettriche sui genitali. È un tema molto forte nel film».

Letto N. 6
Una scena di Letto N. 6

CINEMA & COVID – «Io per prima ho iniziato ad usufruire volentieri di visioni on-line a pagamento. Il mio film doveva uscire ai primi di giugno in sala, ma ho scelto di deviarlo su Sky Prima Fila. Penso che l’offerta stia aumentando. Credo che la sala rimanga un’esperienza dalla quale non si può prescindere però il fatto di poter arrivare a più persone nella comodità dell’utilizzo moderno del mezzo, lo trovo positivo sinceramente. Detto in soldoni, preferisco che lo vedano cinquanta persone a casa piuttosto che sette in sala. Credo che si possa spingere su questa cosa se i film vengono anche promossi, per avere la possibilità di vedere in casa film che potevano non avere una vita distributiva interessante. E viceversa, va un po’ ripensato anche il mercato. Il blockbuster, forse, in questo momento in sala ci perde e poteva essere una buona occasione per mandare dei film un po’ più di nicchia. Penso che vada tutto rivisto e ripensato. Però non la vedo come una cosa negativa, assolutamente».

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