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Matteo Curallo: «Dalle colonne sonore a Leonardo: il mio lavoro di artigiano della musica»

Note e immagini, canzoni e sperimentazioni: il compositore si racconta, tra sfide e nuovi progetti

Matteo Curallo
Matteo Curallo, foto di PhNegative

ROMA – «Stiamo finalizzando Io, Leonardo. Quindi il peggio è passato». Finisce la frase e poi se la ride Matteo Curallo, compositore eclettico, polistrumentista, insegnante di sound design e una vita professionale fondata su un privilegio: poter lavorare a film che mettono in relazione la bellezza dei pittori e la musica. Non è sempre facile trovare il giusto equilibrio tra immagini e suoni, ma quando si trovano le alchimie, il risultato è all’altezza delle aspettative, come testimonia il successo di opere come Firenze e gli Uffizi, San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D, Raffaello, Caravaggio, l’Anima e il Sangue e Michelangelo Infinito. Prossimo, in questa linea di successione, Leonardo Da Vinci interpretato da Luca Argentero e musicato, appunto, da Curallo. Un passato da tastierista nei Modho, un presente di autore di colonne sonore per cinema (vedi I Babysitter), televisione (1992, Donne) e di canzoni (Io confesso dei La Crus, Nelle tue mani per Andrea Bocelli), Curallo è un predestinato. E proprio come il celebre concittadino astigiano Paolo Conte, che dal barbiere discute della carriera di Matteo con suo padre, alla carriera legale ha preferito quella musicale.

VEDERE LA MUSICA «Il matrimonio tra musica e immagini? Alcuni dei temi nascono prima delle immagini, sulla sceneggiatura e sulle suggestioni del regista, con cui ci confrontiamo. Questo ha due vantaggi: se centri il mood le musiche vengono messe in riproduzione sul set, così chi recita si trova a suo agio. in più si evitano musiche d’appoggio diverse e l’opera nasce con una personalità musicale più definita, originale. La fatica è ampiamente ripagata. La finalizzazione di questi progetti è pari a tre volte di più di un film normale, sia per la quantità di musica che per la cura del dettaglio che abbiamo tutti sviluppato. C’è un’attenzione alle musiche che è difficile trovare in altri contesti. Musica e immagine sono talmente legate che non potrebbe essere altrimenti».

Matteo Curallo
Matteo Curallo alla presentazione di Firenze e gli Uffizi.

MATTEO E LEONARDO «Su Io, Leonardo mi sono divertito molto, perché ho potuto affiancare brani classici a contaminazioni elettroniche. Ho anche utilizzato la matematica; nella struttura melodica e ritmica delle musiche ci sono dei piccoli giochi che ricordano la successione di Fibonacci. È stato un rischio perché queste cose puoi farle con la musica assoluta, non è detto che funzionino con le immagini, ma in questo caso ha funzionato».

Luca Argentero è Leonardo Da Vinci.

A OGNUNO LA SUA MUSICA «Per Caravaggio, l’anima e il sangue ho utilizzato un linguaggio classico e uno più estremo, elettronico e distorto. Per Michelangelo la musica doveva avere maestosità e potenza, Raffaello, invece, una maggiore eleganza e delicatezza. Insomma, il mio è un lavoro di artigianato, a cui segue una rifinitura quotidiana. La fase più creativa può essere più sofferta. A volte la prima idea è la migliore, altre, invece, il tema che piace è la quattordicesima proprosta».

Un’immagine di Michelangelo infinito.

LA SFIDA CONTINUA «Nelle colonne sonore ogni progetto è diverso da un altro e questo mi entusiasma. C’è sempre una sfida che ti fa intravedere un linguaggio, una strumentazione, un genere musicale da esplorare. Sei alla costante ricerca di qualcosa che funzioni e quando lo trovi devi farlo accettare a chi lavora con te. Con Sky questa cosa è possibile perché loro sono i primi a chiedermi in ogni progetto una cifra musicale e stilistica nuova».

ANIMA POP «Arrivo dalle canzoni e dall’elettropop, un mondo che ho percorso e mi piace molto. Ma scrivere canzoni è un piacere che voglio condividere solo con autori con cui mi trovo bene. Preferisco le colonne sonore, ho capito che non ne posso fare a meno, proprio per la sfida di costruire un’emozione sonora. La cosa bella del cinema è che puoi passare dall’orchestra a un brano techno. E siccome ho fatto una gavetta molto lunga, mi diverto a mettere in pratiche le varie conoscenze sacre e profane. Il filo rosso è la creatività, un gioco in cui si fanno funzionare elementi che apparentemente insieme non vanno. Mescolando le carte spesso vengono fuori cose buone».

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