ROMA – In Italia il cinema di Sion Sono è rimasto a lungo confinato ai margini della distribuzione in sala. Forse i tempi non erano ancora maturi. Eppure, nel suo lavoro c’erano già intuizioni che oggi risultano evidenti. Sion Sono è un autodidatta lontano dai percorsi tradizionali, Sono nasce artisticamente nella performance, fondando il collettivo Tokyo GAGAGA. Il suo cinema attraversa registri opposti, alternando realismo crudo e derive visionarie, satira sociale e melodramma. Influenzato dall’avanguardia di Shūji Terayama, è oggi considerato una delle voci più libere e radicali del cinema contemporaneo. Tra i suoi lavori più noti: Love Exposure, Cold Fish e Antiporno. Nel 2001 gira senza permessi la scena iniziale di Suicide Club nella stazione di Stazione di Shinjuku, mescolando attori e passeggeri reali. Sullo schermo, 54 studentesse si prendono per mano e si lanciano sotto un treno della metropolitana: una sequenza scioccante che in Giappone viene respinta, mentre all’estero diventa rapidamente un cult. Quattordici anni più tardi, con The Whispering Star, il regista si sposta agli antipodi: una fantascienza essenziale, girata nelle zone evacuate di Fukushima, coinvolgendo i sopravvissuti al posto degli attori. Il primo anticipava dinamiche che oggi associamo alla viralità dei social, molto prima della loro diffusione globale; il secondo rifletteva sul valore dell’attesa in un’epoca dominata dall’immediatezza. Due opere mai realmente approdate nelle sale italiane, almeno fino a oggi.
Il ritorno di Sion Sono: due film estremi finalmente al cinema in Italia
Dal 27 aprile, Suicide Club e The Whispering Star arrivano per la prima volta nelle sale italiane, tra caos collettivo e solitudine cosmica





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