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Michael, prime reazioni positive per il biopic su Michael Jackson: Jaafar Jackson convince, ma restano le ombre sul progetto

Dopo le prime proiezioni emergono commenti incoraggianti sul film di Antoine Fuqua: applausi per Jaafar Jackson, mentre il progetto resta al centro del dibattito sulla figura del Re del Pop

ROMA – Le prime reazioni a Michael, il biopic diretto da Antoine Fuqua e dedicato a Michael Jackson, stanno iniziando a delineare un quadro abbastanza chiaro: da una parte l’impatto della performance di Jaafar Jackson, dall’altra il peso inevitabile di un progetto che continua a portarsi dietro interrogativi, aspettative e controversie. Il punto più ricorrente riguarda proprio Jaafar Jackson, nipote del cantante e interprete del protagonista. Le reazioni iniziali lo indicano come uno degli elementi più forti del film, soprattutto per la capacità di restituire movenze, presenza scenica ed energia performativa senza limitarsi all’imitazione meccanica. Non è un aspetto secondario, perché su questa scelta di casting si giocava una parte decisiva della credibilità del progetto. Anche all’interno della famiglia Jackson, nelle dichiarazioni rilasciate in occasione della première berlinese, il lavoro dell’attore è stato descritto come particolarmente convincente, con Marlon Jackson che ha parlato di una trasformazione “unbelievable” e ha indicato soprattutto la ricostruzione di “Billie Jean” come uno dei momenti più impressionanti del film.

Secondo le sintesi pubblicate nelle prime ore dopo le proiezioni, il tono generale dei commenti è positivo, anche se non privo di riserve. ScreenRant, raccogliendo le reazioni social, scrive che l’andamento appare “overwhelmingly positive”, pur segnalando osservazioni critiche su ritmo, struttura e finale. È un dettaglio importante, perché suggerisce come l’accoglienza iniziale non stia premiando in modo unanime ogni aspetto del film, ma riconosca soprattutto la forza spettacolare e performativa del racconto. Il contesto, del resto, rendeva quasi inevitabile una ricezione complessa. Michael arriverà nelle sale statunitensi il 24 aprile 2026 distribuito da Lionsgate, mentre nei mercati internazionali sarà Universal a occuparsi dell’uscita. Il film, scritto da John Logan e prodotto da Graham King insieme ai co-esecutori dell’eredità di Jackson, racconta l’ascesa del cantante dai Jackson 5 alla consacrazione da solista, con Jaafar Jackson affiancato da Colman Domingo, Nia Long, Miles Teller e Laura Harrier. Reuters, presente alla première di Berlino, ha confermato che il racconto si concentra sulla scalata del “King of Pop” dalla stagione Motown fino ai grandi successi solisti, con una forte attenzione anche all’immaginario visivo e alle performance.

Ma proprio qui si apre il nodo più delicato. Il film arriva infatti dopo una lavorazione segnata da discussioni molto accese sulla rappresentazione della figura di Michael Jackson e, soprattutto, sul modo in cui il progetto affronta — o non affronta — le accuse di abusi sessuali che hanno accompagnato la parte finale della sua vita pubblica. Nelle ultime settimane diverse testate internazionali hanno ricordato che il film, sostenuto dall’estate di Michael Jackson, si concentra soprattutto sull’ascesa artistica e sulle pressioni familiari e professionali, evitando di spingersi negli anni successivi più controversi. The New Yorker ha scritto che il film punta a celebrare l’ascesa e l’impatto culturale dell’artista, lasciando fuori gli ultimi anni più problematici anche per ragioni legali; The Guardian ha osservato che la versione finale si fermerebbe prima dell’inizio delle accuse pubbliche degli anni Novanta, trasformando così il film in un’opera inevitabilmente parziale.

Da una parte c’è un film che, almeno a giudicare dai primi commenti, sembra funzionare sul piano dell’energia musicale, della ricostruzione delle performance e della centralità del suo protagonista. Dall’altra resta una discussione molto più ampia sul confine tra biopic celebrativo, racconto storico e gestione dell’eredità di una figura pop tra le più influenti e controverse del Novecento.

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