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I guardiani del destino, la realtà e quel racconto breve firmato da Philip K. Dick

Paranoia, realtà, letteratura, filosofia: dietro le quinte del film con il regista George Nolfi

Il regista George Nolfi sul set con Matt Damon e Emily Blunt.

LONDRA – Cosa succede se il tuo futuro è pilotato? E se la tua realtà non è reale? Domande tipicamente in stile Philip K. Dick, scrittore visionario capace con le sue parole di pilotare tutto quello che abbiamo visto negli ultimi cinquant’anni, da Blade Runner a Inception. Ve ne avevamo parlato in una puntata speciale del nostro Hot Corn Library (qui), questa volta invece vi portiamo dentro la testa di un suo grande fan, il regista e sceneggiatore George Nolfi, che nel 2011 decise di trasformare in immagini un racconto dello scrittore, Squadra riparazioni (lo trovate nella raccolta Tutti i racconti, edito da Fanucci). «Quel racconto mi venne suggerito da un amico e dal momento in cui l’ho letto per la prima volta è diventata un’ossessione», ci aveva raccontato il regista americano qui a Londra qualche anno fa.

Sul set de I guardiani del destino: George Nolfi con Matt Damon.

Da quel momento Nolfi – nato a Boston, classe 1968, che già aveva messo le mani su Timeline – Ai confini del tempo – è diventato un amante di Dick, consumando libri e pagine, cercando di capire come far diventare un film quel racconto: «In realtà il protagonista del racconto interpretato da Matt Damon era un agente d’assicurazione», ci disse, «ma ho voluto modificarlo e trasformarlo in un politico giovane, democratico, perché mi serviva una possibile scelta fra potere, impegno sociale e amore. Ho studiato a lungo filosofia a Princeton e quello che mi interessa della scrittura di Dick è la premessa delle sue storie: una domanda provocatoria secondo una prassi consolidata dei filosofi».

Sul set: Damon, Blunt e il green screen.

Ed ecco l’essenza de I guardiani del destino: David Norris (Damon), candidato alla carica di senatore per lo Stato di New York, è uno dei favoriti alle elezioni. Invece arriva una sonora sconfitta elettorale a causa di una foto pubblicata su un giornale, ma subito dopo David incontra una ballerina, Elise (Emily Blunt) e la sua vita cambia. Presto però scopre che è tutto manovrato dall’alto. «Philip Dick è sempre interessato al rapporto tra realtà e paranoia, tra diversi livelli di conoscenza, mentre io volevo spingermi oltre: ma cosa succede quando ti rendi conto che la tua vita è già stabilita e ordinata da altri? Come fai a ribellarti?». Il risultato è un grande film, citato forse poco, anche tra le cose tratte da Dick.

I guardiani del destino
«Come? No, non siamo in Mad Men». Matt Damon e John Slattery.

A vegliare sul progetto de I guardiani del destino come produttrice c’era anche Isa Dick Hackett, figlia di Philip e Nancy Hackett, nata nel 1954 e oggi responsabile della Electric Shepherd Productions (qui) che segue tutte le produzioni cinematografiche e televisive tratte dall’opera letteraria del padre. «Grazie alla presenza di Isa ho saputo che ero sulla strada giusta», ci aveva confidato Nolfi, che dopo questo film aveva messo le mani su un altro mito, Bruce Lee«e ho potuto rivedere le parole del padre con maggior tranquillità». Rimane solo un aspetto piuttosto inquietante da affrontare riguardo qualsiasi opera firmata Philip Dick: più passano gli anni e più diventa di attualità. Com’è possibile?

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