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I Am Not Your Negro e l’insostenibile importanza di un documentario

L’altra America secondo James Baldwin. Il risultato? Un seminario su razza, razzismo e società

Il cinema dello scorso anno è stato segnato dal trionfo di molti film all back, basti pensare a Moonlight, che ha strappato la statuetta ad un musical come La La Land, oppure a Barriere, pièce che Denzel Washington ha portato sul grande schermo, ma anche a Il diritto di contare, Loving e non ultimo O.J.: Made in America, vincitore dell’Oscar come miglior documentario. A competere con quest’ultimo nella cinquina c’era però un altro titolo importante, forse (anzi, senza forse) anche più rilevante del lavoro su O.J. Simpson: I Am Not Your Negro, diretto dal regista haitiano Raoul Peck, fervente attivista politico, opera che mescola società, cinema e politica in modo assolutamente inedito.

James Baldwin in un’immagine di repertorio del documentario.

Il documentario racconta il testo del ultimo progetto letterario, Remember This House, di uno scrittore e intellettuale afroamericano come James Baldwin, un lavoro rimasto incompiuto che tocca, in maniera delicata e mai rassegnata, le vite di Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar Evers per chiarire come la figura dei neri sia stata creata e consolidata nell’immaginario degli Stati Uniti, seppur in maniera ipocrita. In novantatré minuti la voce di Samuel L. Jackson, ferma ma sempre emotivamente coinvolta, accompagna così lo spettatore, raccontando il pensiero – lucidissimo – di Baldwin su razza e società: «Diciamo che è un brutto colpo scoprire, all’età di sei anni, che in un mondo di Gary Cooper tu sei l’indiano».

Peck si mette al servizio del messaggio di Baldwin, mescolando parole a immagini completamente contrarie al loro stesso significato e, minuto dopo minuto, I Am Not Your Negro affonda la mano nel cuore del pensiero, concedendo allo spettatore un modo per comprendere meglio quanto arduo e complicato sia il mondo in cui vive. Non solo un documentario contro il razzismo, ma un’opportunità anche per identificarsi con chi ogni giorno è discriminato. Impossibile, anche dopo pochi fotogrammi, non sentirsi chiamati in causa, perché l’intolleranza coinvolge e travolge ogni essere umano senza che nemmeno se ne accorga: «La libertà non è una cosa che si può dare. La libertà, uno se la prende».

Qui il trailer, mentre il film lo trovate su CHILI: I Am Not Your Negro

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