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Horror Corn: Paura, paranoia e quella spaventosa cena di The Invitation

Realtà, lutto, traumi e sette: perché il film di Karyn Kusama è molto più di quello che sembra

The Invitation, quarto lungometraggio della regista statunitense Karyn Kusama, già autrice di pellicole come Girlfight – interpretata da una Michelle Rodriguez in gran spolvero, probabilmente nella migliore interpretazione della sua carriera – e il thriller fantascientifico Æon Flux – Il futuro ha inizio, riporta in auge un cinema dalle sfumature indipendenti, che tanto aveva fatto sperare ai tempi del suo esordio alla regia. Claustrofobico, morboso e profondamente angosciante, The Invitation – distribuito in Italia da Midnight Factory – fonde così una corposa dose di efficace intrattenimento, tipico del film di genere, con il desiderio di non limitare la riflessione ai classici tòpoi dei dozzinali horror che infestano ormai il panorama cinematografico odierno.

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La regista Karyn Kusama sul set di The Invitation.

Siamo in California, a Los Angeles, Will accetta l’invito a casa della ex moglie Eden, dalla quale si è separato in seguito alla tragica morte del figlio. Ed è proprio il dolore lancinante provocato dalla drammatica perdita il terreno fertile sul quale Karyn Kusama costruisce il suo formidabile apparato del terrore. Quella che apparentemente si prospetta come una semplice riunione tra amici, si rivela essere una cerimonia di presentazione di una misteriosa setta con base in Messico, alla quale la ex moglie e il nuovo marito David hanno aderito.

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La suspance in The Invitation.

I dubbi sulle reali intenzioni della coppia? Non attendono a manifestarsi. Di lì in poi segue un tesissimo thriller, girato pressoché interamente in ambienti chiusi, che rievoca capolavori come La Cosa di John Carpenter, con un clima di sospetto generalizzato che si insinua tra i diversi personaggi. Ma cosa colpisce davvero di The Invitation? La sapiente abilità della regista nell’instillare nella mente dello spettatore il tarlo della diffidenza: sono semplicemente paranoie all’interno della mente del protagonista, oppure la coppia sta davvero tramando qualche misfatto?

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Una tranquilla cena tra amici…

Non solo un semplice horror, The Invitation ci mostra così il talento di una regista troppo poco celebrata nei festival (concorse solamente con Girlfight al Sundance e a Cannes), che rivela una grande propensione per l’introspezione e uno sguardo stratificato su temi come il dolore e la frenetica ricerca della felicità in seguito ad un trauma. Un titolo (di genere) da recuperare che potrebbe piacere anche a chi fan dell’horror non è. Consigliato.

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