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Da Ginevra a Instagram | Chi è Joël Dicker, il ragazzo che ha inventato Harry Quebert

Due milioni di copie e tradotto in quaranta Paesi: ma chi è l’autore dietro al caso letterario?

Joël Dicker, autore de La scomparsa di Harry Quebert, sul set con Patrick Dempsey e il regista Jean-Jacques Annaud.

PARIGI – La vita è strana, si sa. Prendete il singolare caso di Joël Dicker, scrittore svizzero, oggi affermato romanziere nonché autore di un bestseller come La verità sul caso Harry Quebert. Nato a Ginevra, classe 1985, a ventiquattro anni scrisse il suo primo libro, Gli ultimi giorni dei nostri padri, cercando per due anni – vanamente – un editore interessato. Poi, dopo aver vinto un premio dedicato a opere inedite e alla ricerca di editore, ecco risvegliarsi l’interesse di una casa editrice francese e iniziare l’ascesa incredibile di un autore che oggi, a nemmeno trentacinque anni d’età, è già stato tradotto in quaranta Paesi e in patria è una star.

Joël Dicker sul set con Patrick Dempsey.

Ma chi è veramente Joël Dicker? Figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, cresciuto in una scuola come il Collège Madame de Staël con pessimi voti, Dicker si è laureato in legge ma senza mai pensare di esercitare davvero la professione di avvocato. Appassionato di scrittura, ha cominciato per caso, prima che il trionfo di La verità sul caso Harry Quebert lo trasformasse in una sorta di divo da due milioni di copie vendute, tanto che ha anche pubblicato uno spin-off, Il libro dei Baltimore, e l’anno scorso è uscito il suo quinto libro, La scomparsa di Stephanie Mailer, in Italia pubblicato da La Nave di Teseo.

Dicker scherza sul suo profilo Instagram.

Molto attivo su Instagram, dove ha seguito le riprese e tutta la lavorazione de Le verità sul caso Harry Quebert assieme a Patrick Dempsey e al regista francese Jean-Jacques Annaud, Dicker però ha voluto fare solo l’osservatore: «Non ho scritto la sceneggiatura, né seguito l’adattamento dal libro», ha ammesso lo scrittore. «Perché? Ho deciso così, e ho lasciato carta bianca a Jean-Jacques. Ho seguito la lavorazione giorno per giorno perché ero curioso di vedere come veniva realizzata una serie, ma non ho mai interferito. Alla fine non ci sono molte differenze tra libro e serie, la storia è stata rispettata».

Dicker scherza con Patrick Dempsey su Instagram.

Dicker oggi è definito come «la miglior cosa esportata dalla Svizzera dopo il cioccolato e Roger Federer», addirittura paragonato a Nabokov (un suo riferimento, il personaggio di Nola si chiama così in riferimento a Lolita) oppure a un incrocio tra Philip Roth e I segreti di Twin Peaks, dopo il buon riscontro avuto in tv da Harry Quebert sta studiando il prossimo adattamento. Senza però mai muoversi dalla sua Ginevra: «Nonostante tutto, la mia vita in realtà non è cambiata molto». Una cosa però è cambiata: adesso i libri glieli pubblicano. Senza nemmeno leggerli prima.

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