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Gli Anni più Belli | Gabriele Muccino e la sua lezione di amore e amicizia

Quattro amici e un viaggio lungo quarant’anni. Amandosi, odiandosi e (forse) ritrovandosi

Gli Anni più Belli
Gli Anni più Belli: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Ilan Muccino, Micaela Ramazzotti e Claudio Santamaria

ROMA – «Ieri ho ritrovato le tue iniziali nel mio cuore, non ho più voglia di pensare e sono sempre più sbadato. Tu come stai?», canta Claudio Baglioni, quando Gemma e Paolo (Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart) si ritrovano dopo anni, in una Capitale che assiste trepidante ai mondiali del 1986. Non sanno ancora che quell’amore ritrovato, poetico e potente come solo sa essere l’amore a vent’anni, li porterà – giorno dopo giorno – a distruggersi reciprocamente. Cambiando per sempre le vite di Gemma, di Paolo e dei loro amici, Riccardo e Giulio (Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino), i quattro ragazzi protagonisti de Gli Anni Più Belli, la nuova storia di cinema e di amore firmata da Gabriele Muccino.

Gli Anni più Belli
C’eravamo tanto amati…

Un viaggio lungo quarant’anni, in cui tra omaggi (in)consapevoli ai suoi film e ai film dei suoi maestri – potremmo dire che qui c’è un’attualizzazione di C’eravamo Tanto Amati di Ettore Scola – il regista di A Casa Tutti Bene, prosegue la lezione di educazione sentimentale, in due ore piene in cui seguiamo Gemma, Paolo, Riccardo e Giulio nella loro (im)maturazione emozionale di uomini, amanti e amici. Li conosciamo da ragazzotti di una Roma colorata di arancione e di giallo (interpretati da Andrea Pittorino, Matteo De Buono, Francesco Centorame e da Alma Noce, incredibile nel ricalcare le smorfie e le inflessioni di Micaela Ramazzotti), accompagnandoli attraverso un cammino coinvolgente e cinematografico.

Gli Anni più Belli
Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti ne Gli Anni più Belli

Con loro condividiamo i sogni e le paure, i tormenti dell’età che si allunga, mentre il terrore di non farcela prende il sopravvento sulle romantiche illusioni di quando era tutto più facile: una corsa in macchina, un pappagallo giallo, un bacio tra i vicoli di Trastevere, un telefono SIP che proprio non vuole squillare. E, nella loro evoluzione e nella loro attesa (si ameranno, si tradiranno, si odieranno, si ritroveranno…), l’immaginario pop e romantico di Gabriele Muccino viene fuori prorompente, quasi istintivamente, dando alla sceneggiatura un perimetro che racchiude le scelte (e gli errori) di questi quattro personaggi sull’orlo dell’abisso, nevrotici nei confronti di un tempo con cui non riescono più a comunicare.

Gli Anni più Belli
Ritrovarsi

E così, Gabriele Muccino, tra i pochi autori a capire quanto l’emozione della musica sia fondamentale per il messaggio narrativo e drammatico, ne Gli Anni più Belli, fin dal titolo (preso in prestito proprio da una nuova canzone di Claudio Baglioni), gioca con il passato e con il peso insostenibile dei ricordi. Quelli dei protagonisti da una parte, quelli dello spettatore dell’altra, come se si ritrovasse nella vecchia casa d’infanzia, ad immaginarsi quel futuro che stava già arrivando. Allora, per Gemma, Paolo, Riccardo, Giulio, resta solo il tempo di un rimpianto e dell’ennesima delusione da cui, però, ripartire più forti e più consapevoli. Finendo per ricostruirsi e per capirsi. Tra sguardi e parole sbagliate. Interrotte da un abbraccio che, finalmente, sa di speranza e di certezza.

Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart raccontano Gli Anni più Belli:

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