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Galveston | Il film di Mélanie Laurent e quell’adattamento di un romanzo brutale

Il formidabile libro d’esordio di Nic Pizzolatto arriva al cinema. Dal 6 agosto (finalmente) in Italia

Ben Foster e Elle Fanning in Galveston
Ben Foster e Elle Fanning in Galveston

ROMA – Roy, cuore d’oro ma una vita stretta nella morsa della criminalità. Rocky, dal destino maledetto, segnato da quelle giornate che nessuna ragazza dovrebbe mai affrontare. Una strana coppia, che si incontra un po’ per caso un po’ perché la vita, spesso, prende una piega inaspettata. Come le nuvole grandi del South West d’America. Prima sono rosa, poi bianche, poi, improvvisamente, diventano nere come un incubo da cui è impossibile uscire. Una strana coppia, dicevamo, com’è strana la coppia dietro Galveston (che finalmente vediamo in Italia, grazie a Movies Inspired): Mélanie Laurent alla regia, Nic Pizzolatto (sotto lo pseudonimo di Jim Hammett) alla sceneggiatura, che adatta per il grande schermo il suo strepitoso romanzo d’esordio (in Italia edito da Mondadori), uscito nel 2010.

Galveston
Elle Fanning e Ben Foster

Lì, nell’epopea di Roy e Rocky, c’era già tutta la narrativa che avremmo poi ritrovato in True Detective (e debitrice a McCarthy, Denis Johnson, Joe Lansdale, Charles Willeford); quella poetica viscerale, sporca e disgraziata, capace di fotografare con esattezza quegli spaccati di vita desolata che solo certi Stati Uniti d’America sanno generare. Allora, eccoci in Texas, da Orange a Galveston, in un on-the-road della disperazione dove i due protagonisti – interpretati da Ben Foster e Elle Fanning – scappano insieme da un boss che, per motivi differenti, li vorrebbe morti. Senza voltarsi indietro, Rocky e Roy corrono lontani; corrono verso qualcosa che, però, sembra sfuggirgli. Con loro, recuperata durante la fuga, la piccola Tiffany, la figlia di Rocky.

Galveston
On the road

Così, tra notti insonni, polvere e whisky da quattro soldi, arrivano in un motel, micromondo di reietti e sventurati, in cui – per un attimo soltanto – trovano qualcosa di abbastanza simile ad una famiglia. E, allora, di Galveston, colpisce il cuore con cui Mélanie Laurent inquadra gli occhi ammaccati dei protagonisti: li segue piano, evita i controcampi e li racchiude nella stessa inquadratura, come a volerli stringere. Cullandoli e rassicurandoli, facendoci credere che alla fine andrà tutto bene. Certo, quando un lungometraggio arriva da un libro (e che libro) il raffronto è sempre obbligatorio: chi ha adorato il romanzo (come chi scrive, che ha pescato quel libro nel bel mezzo di una bancarella di usato, quando l’autore era ancora un perfetto sconosciuto) non troverà nel film diversi dettagli che avrebbero enfatizzato l’essenza (e la potenza) della storia.

Galveston
la piccola Tiffany, Roy e Rocky

Dall’altra parte la vicenda, tenera e brutale, va oltre la dimensione perfetta di un romanzo formidabile, affermandosi in una sceneggiatura in cui, cinematograficamente parlando, c’è tutto: l’antieroe, un finale magistrale (ma con un elemento essenziale in meno rispetto al libro), personaggi memorabili e un’evoluzione così spietata da lasciare scioccati. Ma, ciò che davvero resta, è la grazia con cui Mélanie Laurent costruisce il film. Una delicatezza emozionale che, come nelle pagine di Pizzolatto, stride terribilmente con un mondo reale e distrutto, in cui ogni speranza viene spazzata via da una tempesta improvvisa ma attesa. Leggete e vedete Galveston, non ve ne pentirete.

Qui il trailer italiano del film:

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