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HOT CORN PICKS | Essi Vivono, tra Reagan e Žižek. La modernità di John Carpenter

La svolta politica del cinema di John Carpenter? Nel 1988, tra occhiali da sole e capitalismo

Il poster (magnifico) di Essi Vivono. Notare i dettagli.

ROMA – Nonostante oggi se ne parli come una delle opere più rilevanti del suo opus, Grosso guaio a Chinatown ha rappresentato in realtà un sanguinoso spartiacque nella carriera di John Carpenter. Nell’estate del 1986 la 20th Century Fox scelse di distribuirlo con Aliens di James Cameron a soli due weekend di distanza (2-18 luglio). Il risultato? Impietoso. Il pubblico premiò Cameron condannando, con 11 milioni di dollari al box office, la favola horror di Jack Burton e del suo Pork-Chop Express allo status di flop. Per Carpenter significò un forte ridimensionamento produttivo oltre che artistico: agli occhi degli executives diventò un potenziale rischio economico. È in questo terreno irto e accidentato che prese forma Essi vivono (1988): atto d’accusa totale verso il Reaganismo e protagonista della nostra nuova puntata di Hot Corn Picks.

Essi Vivono
Non fate arrabbiare Roddy Piper. Una scena di Essi Vivono.

Tratto dal racconto Eight O’Clock in the Morning (1963) di Ray Nelson, Essi vivono racconta di John Nada (Roddy Piper), uomo dal passato nebuloso che lascia Denver per trasferirsi a Los Angeles in cerca di lavoro. Assunto come operaio in un cantiere edile, qui conosce Frank Armitage (Keith David) che lo accoglie in una baraccopoli alla periferia losangelina. Poco dopo il suo arrivo iniziano ad accadere strani eventi. Un predicatore affetto da cecità (Raymond St. Jacques) lancia moniti televisivi in cui chiede alla gente di “svegliarsi” dal torpore delle proprie vite. Quello che sembrava essere un semplice delirio da interferenza catodica svelerà al suo interno una cospirazione mondiale fatta di propaganda consumistica e dominazione aliena sino alle più alte sfere.

Sono tra noi: un’altra scena di Essi Vivono.

Essi vivono è il più celebre film “mancato” del duo John Carpenter-Kurt Russell. In origine era dell’ex Jena Plissken il volto dell’eroico John Nada; rifiutato poi “di pancia” a seguito del poco entusiasmante responso di pubblico del sopracitato flop. L’occasione divenne opportunità per quel Roddy The Masked Canadian Piper, villain per antonomasia della WWE ma qui granitico eroe benevolo. Per Frank Armitage invece la prima e unica scelta corrispondeva a Keith David che Carpenter vedeva come un perfetto sidekick atipico: complementare al protagonista, ma capace di risplendere di luce propria. Fu un evento mediatico Essi vivono. Al punto da scomodare il filosofo e politologo marxista Slavoj Žižek che ebbe a definirlo: «Uno dei capolavori dimenticati della Hollywood di sinistra».

«Li vedi?». «No». Roddy Piper in azione.

Un successo commerciale insolito vista l’inerzia intrapresa dalla carriera di Carpenter a quel tempo. Da intendersi quindi come una piccola rivincita verso i detrattori di Grosso guaio a Chinatown. Rivisto oggi, Essi Vivono – lo trovate in streaming su CHILI – nonostante alcune ingenuità strutturali ascrivibili ad errori di continuità e uno sviluppo disarmonico pur nella semplicità di un concept da western urbano, vive del suo messaggio e delle sfumature di genere. Fantascienza nostalgicamente sociale de La cosa da un altro mondo e Invasione degli Ultracorpi ricalibrata da Carpenter secondo le estetiche cinematografiche dell’epoca di riferimento e in funzione del sottotesto; su cui, in merito, si è discusso moltissimo circa l’effettiva valenza. I neo-nazisti e bianchi suprematisti strumentalizzarono Essi vivono per ragioni antisemite.

«Loro vivono, noi dormiamo». Il monito (attuale) di Essi Vivono.

Al suo interno infatti vi leggevano una riflessione circa il controllo del mondo da parte degli Ebrei. Il regista di Starman rispose affermando come Essi vivono parlasse unicamente dello sfrenato capitalismo consumistico dei Reaganomics e della carica valoriale-ontologica di cui si facevano portatori: obbedisci, guarda la TV, non svegliatevi, nessun pensiero, consuma. Ideali alienanti d’umanità depersonalizzata di cui gli yuppies americani erano messaggeri e Apostoli, resi da Carpenter nelle fattezze di alieni putrefatti dall’animo corrotto. La chiave di volta verso un tale annichilimento morale ci viene data dagli occhiali da sole cognitivi di Nada. Elemento scenico dal marcato stampo ideologico a cui Carpenter cucì addosso un intero mondo valoriale e che a detta di Žižek: «Ci consentono di vedere il vero messaggio sotto tutta la propaganda […] una dittatura nella democrazia; l’ordine invisibile che sostiene la tua apparente libertà».

Essi Vivono
John Nada aka Roddy Piper in un altro passaggio.

Insomma, una sovra-razionalità degna della luccicanza di Shining del piccolo Danny Torrance con cui rimuovere il colore della propaganda guardando il mondo secondo il suo naturale e rivelatore bianco e nero del risveglio di coscienza politico-sociale. In quanto risposta filmica reazionaria e sovversiva a quel cancerogeno malessere figlio della gestione degli uomini di potere che sembra non aver fine, non si sbaglia nel definire Essi vivono un’opera tristemente senza tempo; ma proprio per questo, preziosa oltre ogni immaginazione.

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