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Dolly Parton è morta a 80 anni: addio alla regina del country che aveva conquistato anche Hollywood

Da Jolene a I Will Always Love You, passando per il cinema e l’impegno filantropico: si spegne una delle figure più amate della cultura americana. È morta a Nashville dopo una breve battaglia contro il cancro.

Freshly Popped

ROMA – Ci sono artisti che finiscono per diventare più grandi persino della musica che hanno scritto. Dolly Parton apparteneva a questa categoria. La cantante, autrice, attrice e icona della cultura americana è morta il 25 agosto a Nashville all’età di 80 anni, dopo una breve battaglia contro il cancro. La notizia è stata inizialmente annunciata dal nipote Bryan Seaver per conto della famiglia; successivamente i rappresentanti dell’artista hanno reso nota la malattia. Sette decenni di carriera e un’immagine diventata immediatamente riconoscibile in ogni parte del mondo: capelli biondi, abiti scintillanti, ironia e soprattutto una capacità quasi irripetibile di trasformare sentimenti e frammenti di vita quotidiana in canzoni. Nata nel Tennessee nel 1946 e cresciuta in una famiglia poverissima con undici fratelli, Parton arrivò a Nashville nel 1964, subito dopo il diploma. Da lì sarebbe iniziata una storia capace di oltrepassare molto presto i confini della musica country.

Jolene, Coat of Many Colors, 9 to 5 e naturalmente I Will Always Love You sono soltanto alcuni dei brani che hanno accompagnato generazioni diverse. Quest’ultimo, scritto e inciso da Parton nel 1973, avrebbe conosciuto quasi vent’anni dopo una seconda vita grazie alla versione interpretata da Whitney Houston per The Bodyguard, diventando uno dei brani più celebri della storia della musica pop. Nel corso della sua carriera Parton ha venduto oltre 100 milioni di dischi e conquistato 11 Grammy Awards. Ma Dolly Parton è stata anche cinema. Nel 1980 debuttò sul grande schermo accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin in Dalle 9 alle 5… orario continuato, per il quale scrisse e interpretò anche la celebre title track. Seguirono Il più bel casino del Texas con Burt Reynolds, Rhinestone accanto a Sylvester Stallone e soprattutto Fiori d’acciaio, diventato negli anni uno dei titoli più amati della sua filmografia.

Una carriera costruita senza mai rinnegare le proprie origini e accompagnata da una capacità rara di attraversare epoche e generazioni. Parton era riuscita a essere contemporaneamente una leggenda del country e un’icona pop, collaborando negli ultimi anni anche con artisti molto più giovani. Beyoncé aveva reinterpretato Jolene nel suo Cowboy Carter, mentre Sabrina Carpenter aveva inciso con lei una nuova versione di Please Please Please. Al personaggio pubblico, volutamente esagerato e spesso giocato con grande autoironia, corrispondeva poi un impegno filantropico enorme. Attraverso la Imagination Library, fondata nel 1995, Parton ha contribuito alla distribuzione di centinaia di milioni di libri ai bambini. Negli anni aveva inoltre finanziato ricerca medica e numerose iniziative sociali, trasformando la propria popolarità in qualcosa che andava molto oltre lo spettacolo.

Gli ultimi mesi erano stati segnati anche da una perdita profondamente personale. Nel marzo 2025 era morto Carl Dean, l’uomo che aveva sposato nel 1966 e con il quale aveva condiviso quasi sessant’anni di vita, lontano il più possibile dai riflettori. Parton gli aveva dedicato poco dopo la canzone If You Hadn’t Been There. Eppure continuava a progettare. Soltanto pochi giorni prima della morte aveva parlato delle molte cose che desiderava ancora realizzare. Tra queste c’era anche Dolly: A True Original Musical, lo spettacolo autobiografico destinato a Broadway: la produzione ha confermato che debutterà come previsto, rispettando la sua volontà, con l’apertura ufficiale fissata al 19 gennaio 2027, giorno in cui Parton avrebbe compiuto 81 anni.

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