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Dagli uffici di Mad Men ai campi da baseball | Jon Hamm e Milion Dollar Arm

L’India, il baseball, Don Draper e la forza di un sogno impossibile. Ecco un inedito da recuperare

Il baseball, sport meraviglioso, quello degli Yankees e dei Red Sox, Jackie Robinson, Babe Ruth e Joe DiMaggio. Quello degli spalti gremiti, con l’odore dei pop-corn e del formaggio fuso, con The Star-Spangled Banner a riecheggiare nello stadio e tutti, rigorosamente, in piedi. Quello delle scene da film, di padre e figlio che giocano con mazza, guantone e palla di cuoio. Peccato che in Italia abbia ancora una ristretta nicchia di appassionati e, proprio per questo, molte pellicole recenti che hanno per tema il baseball vengono del tutto snobbate dalle distribuzioni. Uno dei migliori titoli di genere ve lo consiglia però Hot Corn: parliamo di Milion Dollar Arm, uscito nel 2014, prodotto dalla Disney e diretto da Craig Gillespie (regista di Tonya, tra l’altro).

Don Draper da New York al Taj Mahal: Jon Hamm in una scena di Milion Dollar Arm

E, così come la vicenda della pattinatrice interpretata da Margot Robbie, anche Million Dollar Arm prende spunto da una vicenda vera quanto incredibile. La sceneggiatura, scritta da Tom McCarthy (la penna dietro Up, nonché regista de Il Caso Spotlight, con cui ha vinto l’Oscar), ripercorre il viaggio dell’agente sportivo J.B. Bernstein – un sempre grande Jon Hamm – che dopo successi e soddisfazioni, deve rilanciare la sua carriera. E come lo fa? Dando la caccia, tramite un reality show, a giocatori di cricket da improvvisare nella Major League americana. Dove? In India.

Madhur Mittal, Suraj Sharma, Jon Hamm e Pitobash Tripathy in Million Dollar Arm

Più che una storia, quella di Milion Dollar Arm è una fiaba vera, in cui esce la complessa e bellissima difficoltà di un incontro tra due culture (non solo sportive) del tutto opposte. Difficoltà superata con la spinta dell’aggregazione e con il motore di un fine comune, in questo caso rappresentato dal desiderio di rendere l’impossibile qualcosa da superare, dimenticare, sfidare. La partita del manager Bernstein, reso ancor più carismatico da un Hamm amabile e sognatore – qui praticamente nel primo ruolo da protagonista dopo il Don Draper di Mad Men – è di quelle dall’impatto forte, che sembrano concepite apposte per diventare un film.

Suraj Sharma nei panni del giocatore di baseball Rinku.

E il bravo Gillespie – che si appoggia sia alla vicenda che ad Hamm e agli altri interpreti (c’è anche il sempre superlativo Alan Arkin) – con un tocco leggero, a tratti spassoso, ma senza dubbio emotivo, alla battuta non sbaglia l’effetto e alla fine centra un fuoricampo che fa tornare alla casa base, dove le differenze rimangono la forza più grande.

Avete un film sportivo di cui vorreste leggere? Scriveteci a: press@hotcorn.com

Se invece volete leggere gli altri articoli di SportCorn, trovate qui Il maledetto UnitedOgni maledetta domenica e We are Marshall.

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