in

L’arte della guerra di Al Pacino: Ogni Maledetta Domenica

Il tempo che non torna, un coach romantico e uno sport fatto di guerrieri (in)distruttibili

Nell’attesissimo week-end del LIII Super Bowl, dove nel Mercedes-Benz Stadium di Atlanta si sfideranno i New England Patriots (tanto per cambiare) ed i Los Angeles Rams (un po’ a sorpresa), il film adatto per l’evento è uno dei cult assoluti di fine anni Novanta, nonché uno dei migliori titoli sportivi mai realizzati. Rivedendolo, nei suoi possenti 157 minuti, è impossibile non mandare a memoria almeno due o tre scene cult e almeno una mezza dozzina di dialoghi abbaglianti (sì, compreso quel discorso da lacrime e brividi). Ogni Maledetta Domenica, diretto da Oliver Stone, regista tanto amato quanto detestato (ma in questo caso lo adoriamo, e molto), fu scritto a quattro mani con John Logan e uscì nel 1999, chiudendo il decennio con il coach Tony D’Amato, interpretato da un enorme Al Pacino.

Adrenalina a bordo campo. Al Pacino, Jamie Foxx e LL Cool J in Ogni Maledetta Domenica

Celebre per l’atteggiamento aggressivo, per la messa in scena, per le sequenze di gioco, immersive e reali, per un linguaggio che, dalla grammatica dello sport, passa direttamente la palla alla filosofia, Ogni Maledetta Domenica è uno di quei film che fanno della disciplina sportiva – in questo caso il football, forse lo sport che si avvicina più di tutti ad una sorta di mitologia, con i suoi titani, i suoi eroi, i suoi guerrieri – una questione di umana rilevanza e, di conseguenza, una questione di vita e di morte. La storia, o meglio il romanzo, in questo caso, racconta di Tony, da trent’anni con i Miami Sharks, coach old school, che spinge i suoi ragazzi lontano dallo spettacolo voluto (e obbligato), da un mondo troppo veloce per uno rimasto ancora al gessetto, alla lavagna e ad un pugno di parole dette nell’attimo giusto. Con un piede fuori dai play-off, pressato da una manager poco idealista (Cameron Diaz) e alle prese con due quarterback diversi ma indispensabili (Dennis Quaid e Jamie Foxx), Tony si ritrova a vincere l’impossibile sfida di un uomo solo contro un tempo che non aspetta niente e nessuno.

«L’importante è vincere o perdere da uomini». Al Pacino e il celebre discorso nello spogliatotio.

In fondo, la bellezza di Ogni Maledetta Domenica, è che il coach Tony rappresenta tutti coloro che credono ancora nella potenza del collettivo, del gioco di squadra, della condivisione. Certamente sportiva, assolutamente empatica. Perché poi, Stone, in una fisarmonica di sequenze dilatate, compresse e ancora dilatate, è magistrale nell’usare i modi duri per sciogliere i cuori, rendendo la pellicola estremamente viscerale. Così, si finisce per rispecchiarsi nella camicia sgualcita di Tony, lottando con lui e per lui, spettatori di un’arte della guerra fatta di rispetto, scelte, carne. Pagine scritte da un geniale istinto, incise dalle vittorie e dalle sconfitte. Importanti entrambi purché, come ci ricorda in quel famoso, struggente discorso finale prima del match – che andrebbe riascoltato almeno una volta a settimana – siano onorate con il sudore, con la perseveranza, con il senso del dovere. Centimetro dopo centimetro. Fino alla fine.

  • Votete scoprire altri titoli della nostra rubrica? Li trovate qui: Sportcorn

Lascia un Commento

Un Amico Straordinario | Tom Hanks, Fred Rogers e il valore della gentilezza

Ettore Scola

Chiamiamo il Babbo | Ettore Scola, un libro e un padre che tutti sognano di avere