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Tornare a vincere | Ben Affleck, il basket e quella strada in salita per il riscatto

Dopo Warrior, Gavin O’Connor dirige un nuovo film sportivo per parlare di relazioni e fallimenti

Tornare a vincere

MILANO – L’attrito delle sneakers sul parquet, il rimbalzare della palla sul campo da gioco, le urla dei tifosi sugli spalti. E un obiettivo: centrare il canestro. Jack Cunningham era il numero uno della sua squadra del liceo, un fuoriclasse conteso da università prestigiose pronte ad offrigli borse di studio pur di vederlo indossare una maglia con i colori del loro ateneo. Ma Jack, ad un passo da un futuro luminoso che sembrava già tracciato, cambia rotta. Separato, finisce a lavorare in un cantiere edile e si perde nel fondo di lattine di birra scolate fino a stordirsi. Una seconda possibilità bussa alla sua porta quando viene chiamato ad allenare la squadra di basket del suo vecchio liceo, il Bishop Hayes. Una parabola umana e sportiva raccontata in Tornare a vincere – lo trovate su CHILI – da Gavin O’Connor.

Tornare a vincere
Una scena del film

Protagonista Ben Affleck, qui in una prova decisamente riuscita per un ruolo dalle sfumature autobiografiche. Una sfida intima e coraggiosa in cui l’attore interpreta un uomo alcolizzato con il rimpianto di un matrimonio fallito alle spalle e la consapevolezza dei propri errori. Tutte tematiche affrontate apertamente anche da Affleck che in Tornare a vincere ritrova O’Connor dopo l’esperienza di The Accountant. Il regista, dal canto suo invece, si confronta di nuovo con un film che intreccia sport e umanità come già fatto in Warrior . La squadra di cui Jack diventa coach, infatti, è uno specchio in cui rivedere se stesso oltre che l’occasione di un riscatto emotivo e professionale.

Tornare a vincere
Be Affleck è il coach Jack Cunningham

Un film misurato nella scrittura così come nella regia che non cede mai il passo all’enfasi. Sport e vita si fondono e, per quei ragazzi, le lezioni imparare allenandosi valgono anche fuori dal perimetro rettangolare. Ma Tornare a vincere non segue le regole canoniche dei film sportivi in cui la vittoria finale è l’ideale punto di arrivo del racconto e in cui lo sport assume i contorni di una strada salvifica. No, perché a O’Connor interessa altro. È il racconto della sfera umana il suo vero obiettivo. L’happy end lascia il posto alla consapevolezza che per il riscatto occorrono fatica e tempo e che la rabbia è un nemico difficile di cui sbarazzarsi.

Tornare a vincere
Una scena del film

Ben Affleck, in una delle sue prove migliori, abbraccia un personaggio imperfetto mostrandone fragilità e limiti, rendendolo autentico. Un coach a cui non interessa la vittoria ma allenare una squadra capace di reagire quando gli avversari attaccano. Un film dai contorni sportivi, certo, ma che – proprio come Warrior – parla di famiglia e relazioni, errori e fallimenti, di personaggi ai margini che lottano per risollevare la testa dopo aver incassato troppi canestri in una metafora della vita che passa dal campo da basket.

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