ROMA – Non ha carne né ossa, ma ha un nome, un volto e persino un debutto ufficiale. Tilly Norwood è la prima attrice AI destinata a diventare una star. E la sua presentazione allo Zurich Summit ha acceso i riflettori su un futuro che sembra già scritto: Hollywood dovrà fare i conti con le sue nuove “divinità sintetiche”.
Dietro Tilly c’è Xicoia, spin-off dello studio Particle6, che ha un obiettivo chiaro: trasformarla nella nuova Scarlett Johansson. Un traguardo che non è più solo fantascienza. Tilly ha già calcato il set di una sketch comedy e nei prossimi mesi arriveranno nuovi progetti e persino un’agenzia pronta a rappresentarla come una vera attrice.
La notizia ha subito diviso l’industria. Da una parte chi vede nell’intelligenza artificiale la chiave per abbattere costi e limiti creativi, dall’altra chi teme un futuro in cui la magia dell’interpretazione umana sarà sostituita da volti programmabili, sempre disponibili e privi di imperfezioni.
Tilly non è un semplice esperimento: è il simbolo di un punto di non ritorno. Perché se il pubblico davvero “non si preoccupa del fatto che la star abbia un battito cardiaco”, allora la rivoluzione è già cominciata. E Hollywood, ancora una volta, rischia di non essere più la stessa.
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