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Io & il cinema | Matilda De Angelis: «Tim Burton e il mio nome dovuto a Léon»

La rubrica di Hot Corn in cui musicisti, scrittori, attori e registi raccontano i loro film preferiti

Matilda De Angelis in Una vita spericolata.

E adesso però non chiamatela più astro nascente: Matilda De Angelis è già una delle stelle più brillanti del cinema italiano recente. E, a dispetto dei 23 anni, è anche una cinefila esperta, oltre che vantare un curriculum costellato di premi e successi, da Veloce come il vento a Il premio, fino a Una vita spericolata di Marco Ponti. Solare, divertente e talentuosa, la De Angelis incarna una generazione di artisti passati in breve tempo da volti emergenti a conferme. E a Hot Corn ha svelato il suo amore per il cinema.

Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis ed Eugenio Franceschini

IL PRIMO FILM CHE TI HA FOLGORATO «Avrò avuto circa dieci anni la prima volta che ho visto Edward mani di forbice. Ero figlia della cultura un po’ dark di mio padre e avevo già amato Nightmare Before Christmas, film che guardavo tutti i giorni come fosse un semplice cartone animato. Sono rimasta folgorata da quel romanticismo un po’ grottesco ma meravigliosamente puro e da quell’immaginario surreale ma perfettamente credibile che solo Tim Burton sa creare».

IL FILM CHE RIVEDRESTI ALL’INFINITO «Léon di Luc Besson. Oltre ad essere un capolavoro, è un film a cui sono molto legata sentimentalmente. Nel 1994 mia madre e mio padre andarono al cinema a vederlo e se ne innamorarono a tal punto da decidere di chiamare loro figlia Matilda nel caso fosse stata una femmina e Léon se fosse stato un maschio. Nove mesi dopo sono arrivata io».

LA COLONNA SONORA FONDAMENTALE «Quella di Arrival di Jóhann Jóhannsson e Max Richter. Su tutti i brani spicca On the Nature of Daylight. Mi ha fatto piangere durante il monologo iniziale di Amy Adams, che per me è un’attrice pazzesca. La musica era come un’altra voce, diventava lei stessa protagonista. Ogni volta che l’ascolto mi emoziona e mi rapisce».

IL FILM CHE AMI E CHE NESSUNO CONOSCE «Ospiti di Matteo Garrone. Ho avuto la possibilità di ascoltare la storia del film dalla viva voce del regista. Lui stesso conferma che quando il film uscì era in programmazione solamente in due sale in tutta Italia».

LA SCENA CHE TI COMMUOVE OGNI VOLTA «Il finale di The Elephant Man: Merrick si sdraia supino sul letto togliendo tutti i cuscini che facevano da sostegno per la massa abnorme della testa. È consapevole che quella posizione di riposo, uguale a quella degli esseri umani “normali”, gli provocherà la morte per soffocamento. Non ne parliamo, vi prego, che mi sto già mettendo a piangere…».

L’ARTISTA CON CUI VORRESTI COLLABORARE «Xavier Dolan. L’ho già detto tante volte ma magari a forza di ripeterlo in varie interviste qualche voce gli arriverà!»

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