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Cannes Archives: Mal di Pietre e quegli amori impossibili

Mentre va in scena l’edizione numero 71, riscopriamo su CHILI titoli e cult transitati per la Croisette

Marion Cotillard in Mal di pietre.

È una Marion Cotillard appassionata e forte quella che passa sul grande schermo nell’edizione di Cannes del 2016. Trasognata, bramante di un sentimento che invada il suo corpo, che la possegga con trasporto. Una donna desiderosa di una relazione intensa, di quelle che possono trovarsi solo tra le pagine di vecchi libri. Amore a qualsiasi costo, fosse anche tragico, ma pur sempre amore. Una protagonista tormentata quella interpretata dall’attrice nella trasposizione di Mal di pietre, opera tratta dal libro della scrittrice sarda Milena Agus e diretto da Nicole Garcia.

15 maggio 2016: Marion Cotillard e la regista Nicole Garcia a Cannes alla prima di Mal di pietre.

E sono gli sguardi della Cotillard a dare vita alla pellicola, occhi parlanti, insoddisfatti, occhi famelici che fissano orizzonti fatti di relazioni impossibili e se ne riempiono per alimentare fantasie. Un personaggio nevrotico, affrontato con impulso, figura centrale di un ideale romantico che porta a sfiorare le linee del melodramma. Inseguire un’illusione triste? Sì, perché forse la si pensa migliore della possibilità di un’esistenza ordinaria. Illusione apparentemente più appagante, ma destinata a distaccare la protagonista tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Cannes 69: Àlex Brendemühl, Marion Cotillard, Nicole Garcia e Louis Garrel sul red carpet di Mal di pietre.

A sostegno delle occhiate intense che l’attrice riserva agli altri personaggi e di cui il film si nutre assieme agli spettatori, la Cotillard spinge la propria fisicità ancora oltre donando il corpo alla camera da presa, come la sua Gabrielle fa con l’amante André Sauvage, tenente abitato dal pallido e malmesso spettro di Louis Garrel. La fisionomia della donna viene mostrata integra nella sua nudità, pronta a concedersi con ogni parte di sé e del suo spirito purché ad accoglierla sia un amore sconvolgente. Un corpo che nasconde in sé quel mal di pietre che dà titolo al film e che condurrà la protagonista dentro un rapporto segnato dal dolore.

Una scena del film: la Cotillard con Àlex Brendemühl, suo marito.

Mal di pietre portò a Cannes la forma di un dramma che non comunica più soltanto tramite le parole, ma si presta alla ricerca del sentimento mettendo al servizio dell’opera tutta la corporeità necessaria, tutte le allucinazioni di un sogno che mai potrà realizzarsi. Un film da recuperare, un’opera sul rifugiarsi nel proprio mondo, giornate trascorse a rincorrersi in un letto sognando amori che siano ineguagliabili.

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