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Bliss. O del perché non tutti gli sci-fi aspirano ad essere i nuovi Matrix

Salma Hayek e Owen Wilson viaggiano tra il mondo reale e quello virtuale nel nuovo film di Mike Cahill

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MILANO – È difficile parlare di Bliss, il nuovo film di Mike Cahill con Salma Hayek e Owen Wilson, disponibile in esclusiva su Prime Video. In parte per il difficile territorio della fantascienza in cui si muove la storia, in parte per le numerose (anche troppe) critiche che gli sono state rivolte – alcune più fondate, altre decisamente meno. Mike Cahill si era già cimentato in precedenza con il genere sci-fi, prima in Another Earth e poi nel bel I Origins. E questa volta con Bliss ha voluto fare un ulteriore passo in avanti.

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Owen Wilson e Salma Hayek sono Greg e Isabel

Di per sé Bliss è una storia d’amore: Greg (Owen Wilson), recentemente divorziato e licenziato, incontra una misteriosa e bellissima donna di nome Isabel (Salma Hayek). Vive per strada, ed è convinta che il mondo in cui si trovano è solo una simulazione, un mondo digitale. E poco a poco Greg, inizialmente scettico, comincia a credere che in realtà Isabel abbia ragione. Partiamo da una premessa: i collegamenti con tutti i titoli che hanno trattato in passato di realtà digitali sono evidenti. Primo su tutti Matrix, seguito direttamente da Black Mirror, ma se si vuole andare più in fondo si possono trovare punti in comune con tanti altri.

La grigia realtà virtuale di Bliss

C’è qualcosa di Requiem for a Dream, qualche dialogo alla The Fisher King e, per quanto riguarda i cristalli che danno poteri telecinetici, si potrebbe azzardare anche qualche spunto dal Chronicle di Josh Trank. Tra serie e film la lista è davvero lunga. Qual è il punto? Che il film non pretende neanche lontanamente di essere una nuova frontiera sull’argomento, né tantomeno di essere il nuovo Matrix o il nuovo Black Mirror. Bliss è una storia a sé che per certi versi si allontana da quello che avevano fatto i suoi predecessori. Non è un film d’azione e non c’è una lotta per sovvertire l’ordine digitale del mondo.

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L’idilliaco mondo reale di Bliss

Il fulcro è una storia d’amore e la realtà virtuale è parte di una ricerca scientifica volontaria, niente piani di una mente superiore o di macchine per controllare l’umanità. È vero, le performance attoriali sono un po’ sottotono rispetto al tenore della storia e Owen Wilson non si trova esattamente a suo agio, Salma Hayek comunque non sbaglia un colpo e la comparsa di un’icona della scienza degli States, Bill Nye, rende il tutto ancora più gustoso. Vengono compensate da un’estetica efficace e molto curata – che contrappone radicalmente la grigia realtà “virtuale” e l’idilliaca beatitudine del mondo “reale” – e uno svolgimento che in realtà è molto meno confuso di quanto non sembri all’inizio.

L’esperimento scientifico in una scena di Bliss

Tutto viene magicamente divorato dal surreale, lasciando chi guarda a domandarsi se tutti gli eventi siano realmente accaduti, in un particolare mix di irrealtà e tristezza. Quando le due realtà collidono, non ha più importanza quale sia il mondo reale. Greg e Isabel sanno ormai cosa sta succedendo, perché e anche quando finirà, ma non importa. «Solo un altro giorno», dice Isabel. E deve essere abbastanza prima che tutto crolli inesorabilmente. Cosa sono la realtà e la beatitudine? Sono una cosa sola? Come possiamo distinguerle? Bliss cerca di sondare queste premesse, anche se non sempre il risultato funziona. Il successo è parziale, ma di certo non è un film da buttare via.

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Qui potete vedere il trailer di Bliss:

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