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Perché, ventidue anni dopo, Matrix non è più fantascienza, ma realtà…

Il Millennium Bug, realtà virtuale, schiavitù tecnologica: il film delle Wachowski? Ormai è tra noi

Che anno è? 1999 o 2021? Keanu Reeves tra Carrie Ann Moss e Laurence Fishburne in Matrix.

MILANO – Una riflessione: in tutta la storia del cinema è onestamente piuttosto difficile trovare un film con maggior forza premonitrice di Matrix, film arrivato ora a ventidue anni dalla sua uscita, in Italia arrivato al cinema il 7 maggio del 1999. Il capolavoro targato Wachowski impressiona ancora oggi – soprattutto oggi – per il suo monito nei confronti di un’umanità soggiogata dalla virtualità, sprofondata nell’abisso che separa realtà e percezione. Ricordate? Nel mondo di Matrix, ambientato nel XXIII secolo, l’intelligenza artificiale delle apparecchiature elettroniche, che ricava l’energia da cellule umane ordinate in file interminabili come in una specie di centrale elettrica, ha reso totalmente schiavi gli uomini. Ricorda qualcosa?

Neo, l’Eletto.

L’essere umano è prigioniero, ipnotizzato, anestetizzato perché percepisce soltanto un’illusione della libertà all’interno di un universo parallelo generato al computer. E, appunto, “Matrix è il mondo che ti è stato messo davanti per nasconderti la verità”. Ed è stata rilevante anche la data di uscita: negli Stati Uniti la prima andò in scena il 24 marzo 1999, accompagnando la psicosi globale del Millennium Bug. Quella sindrome di fine millennio che impauriva il mondo con il timore informatico. Si pensava, alcune generazioni ricorderanno, che i sistemi di elaborazione dati non disponessero software adeguati per memorizzare il passaggio di millennio, generando conseguenze imprevedibili, in modo particolare nell’economia.

Trinity (Carrie-Anne Moss) e Neo (Keanu Reeves) in una scena di Matrix.

Matrix arriva nei cinema riportando – forse casualmente – questo sentimento, e registra i primi segnali di dipendenza della popolazione dalle dubbie potenzialità illimitate delle macchine virtuali. In realtà le profezie di Andy e Larry Wachowski, oggi divenute Lana e Lilly, si dimostrarono ancora più precise e devastanti: a ventidue anni di distanza, viviamo l’avvento di una vera e propria tecnodittatura delle macchine sull’uomo. Ce ne rendiamo conto ogni giorno: è sufficiente salire su un qualsiasi mezzo pubblico per osservare che ormai nessuno alza gli occhi dal proprio smartphone, concentrandosi in una “matrice” a portata di mano. Matrix anticipa addirittura la diffusione dei “social”, perché nel 1999 Facebook, Twitter e Instagram ancora non esistevano, era l’epoca di Yahoo!, dei Nokia, di Messenger che appariva soltanto come un innocuo e divertente mezzo per semplificare la messaggistica istantanea.

Pillola rossa o pillola blu, Neo?

Così, ecco che oggi, molto semplicemente, Matrix non può più essere considerato solo un film di fantascienza. Poteva esserlo fino a quando la sua portata rivoluzionaria non si fosse completamente verificata, ma adesso Matrix è una realtà storica inevitabile e accertata. Ed è incommensurabile l’influenza che questa pellicola ha generato sul cinema d’inizio anni Duemila: blockbuster come Avatar e Inception descrivono un universo sempre più stratificato, situato su più livelli, potenzialmente sempre più privo di recinzioni. E riflettono sulla graduale spersonalizzazione dell’essere umano, in seguito a un’apparente e illusoria connessione continua con il resto del mondo. Allora, la domanda di Morpheus torna a tenerci svegli la notte: pillola blu o pillola rossa?

  • Il trailer originale datato 1999 di Matrix:

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