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Andrea Arcangeli: «Il Muto di Gallura, Ombre Rosse e la bellezza di fare l’attore…»

I copioni, John Ford e la leggenda: abbiamo intervistato il protagonista del film di Matteo Fresi

Andrea Arcangeli: «Il Muto di Gallura? C'è tutta la bellezza di essere un attore»
Andrea Arcangeli in una scena de Il Muto di Gallura.

ROMA – Una leggenda, un romanzo e il sapore di una terra unica in cui si mischia il western alla tradizione popolare. Il Muto di Gallura di Matteo Fresi, prendendo spunto dal romanzo storico di Enrico Costa, ci porta nella Gallura di metà Ottocento, e ruota attorno alla faida tra due famiglie, i Vasia e i Mamia. E poi c’è Bastiano Tansu, sordomuto fin dalla nascita ed emarginato da una società di per sé marcatamente brutale, che grazie alla sua mira infallibile diventerà suo malgrado funzionale alla sanguinosa battaglia. Ad interpretarlo un ottimo (come sempre) Andrea Arcangeli che al telefono ha raccontato a Hot Corn com’è stato prendere parte ad un film che definisce «un’occasione da non perdere…».

Andrea Arcangeli è Bastiano Tansu
Andrea Arcangeli è Bastiano Tansu

Andrea, Il Muto di Gallura sottolinea quanto anche l’Italia abbia delle storie uniche da raccontare.

«Sì, sottovalutiamo la storia che ci portiamo dietro, ogni regione ha segreti e tradizioni. La storia del Muto non la conoscevo, e invece in Sardegna è un caposaldo tra i miti e le leggende. E forse per questo in Sardegna il film ha avuto un grande successo».

Cosa ti ha portato ad accettare la parte? E in genere, come scegli i copioni?

«Dipende da fattori diversi. In questo caso avevo finito di girare il film su Roberto Baggio, Il Divin Codino, ed ero stanco fisicamente e psicologicamente. Poi è arrivata questa proposta, ero titubante perché era un lavoro complesso, andava studiato. Ma non do mai per scontato l’occasione di raccontare personaggi intensi. Del resto siamo in Italia, sono un attore giovane, e non è detto che tutti i giorni hai l’opportunità di raccontare storie come questa. Per cui sì, sono occasioni che vanno sfruttate, soprattutto per noi attori giovani».

Syama Rayner e Andrea Arcangeli
Syama Rayner e Andrea Arcangeli

Qual è l’aspetto che più hai voluto far risaltare ne Il Muto di Gallura?

«È sempre difficile far parlare un personaggio al cinema che arriva da un libro. Ho trovato un grande racconto su una dimensione umana: è cresciuto ai margini di una società, distrutto dal giudizio degli altri. Non volevo semplicemente raccontare il sangue e gli spari, ma mettere in scena un coetaneo di un’altra epoca cresciuto in un ambiente decisamente crudo. Lui è paragonabile quasi ad una bestia. Quindi ho messo in scena il racconto di un emarginato, e di conseguenza la sua ricerca di un ruolo nel mondo. Aggiungendoci un sapore western».

Restando in tema, c’è qualche storia della tradizione italiana che ti porti dietro?

«Non proprio, no, però, ricordo una storia, quella del vecchio fondatore del liceo Artistico di Pescara, Giuseppe Misticoni. Si diceva facesse le sedute spiritiche. Nella scuola stessa c’erano delle leggende che aleggiavano sulle aule, e poi le ascoltavamo i racconti dei professori più anziani. Insomma, attorno a questa figura c’erano molte storie. E quando occupammo la scuola l’ultimo anno c’era un certo alone creepy»

Arcangeli e Marco Bullitta
Arcangeli e Marco Bullitta in un altro momento.

Mi sembra che la nuova generazione di attori, di cui fai parte, abbia una marcia in più. Sei d’accordo?

«Ogni generazione, anche in base al caso, tira fuori un pozzo di persone. In questa generazione si incastrano bei progetti, bei talenti, creando un senso di rivalsa. Sì, ci rimbocchiamo le maniche. Se la competizione è alta, tieni alta l’attenzione. La mia generazione è piena di attori di talento, ed è bello vedere i bravi colleghi al cinema. È un lavoro complicato, devi piacere agli altri e questo è un rischio, perciò cerco di essere il più puro possibile. Prima di essere attore sono spettatore…».

Hai parlato di western. I tuoi preferiti?

«Dico un classico come Ombre Rosse di John Ford, che ho studiato all’università, e poi Il Buono e il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone, ma anche Il Grinta con Jeff Bridges firmato dai fratelli Coen o il più recente The Rider di Chloé Zhao (che avevamo amato molto anche noi, qui la recensione, nda), che reputo un grande western moderno…».

  • VIDEO | Qui il trailer de Il Muto di Gallura:

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