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TOP CORN | Rabbia, polvere e un cowboy moderno: perché dovreste recuperare The Rider

Un cowboy e il South Dakota per un western moderno: ecco perché rivedere il film di Chloé Zhao

the rider

ROMA – I muscoli che si contraggono, la schiena che flette come l’asta di una bandiera al vento, il sudore che scivola giù dallo Stetson bianco, colando negli occhi che bruciano di rabbia e polvere. Per i cowboy del South Dakota – anzi, del Pine Ridge Reservation, una delle ultime riserve Sioux d’America – il rodeo è qualcosa che va oltre tutto. Più di una famiglia, più di un Dio a cui non stai simpatico, più di un buon lavoro onesto. Perché lì giù, dove gli Stati Uniti sono ancora una tribù lontana da tutto, i cavalli sono l’unica cosa che davvero conta. E sono belli, a mezzo metro dalle nuvole basse e grandi, ad inseguirsi in un circolo di libertà impossibile da domare. Lo sa bene Brady Blackburn (Brady Jandreau), protagonista di The Rider.

Brady Jandreau e il cavallo Gus in The Rider

Una vera e propria gemma scritta e diretta da un’altra rivelazione: Chloé Zhao (che vedremo a Venezia 77 con il suo Nomadland) . Il film, un tripudio di critica, fin dalla Prima a Cannes, racconta essenzialmente la storia vera di Brady, della sua famiglia – un papà inconsistente, una sorella affetta da autismo – e della sua lotta per tornare a cavalcare un cavallo, dopo un brutto infortunio che minaccia le capacità motorie delle mani. A Brady, dallo sguardo tagliente e dalle parole sparute, del resto, interessa solo questo: poter tornare in sella al suo Gus, bianco e leggiadro come un fantasma venuto da lontano. Brady interpreta così sé stesso, disillusione e accettazione compresa.

Badlands

Non è stato facile per lui, non è facile per noi calarci nel suo mondo che sa di disperazione e necessaria brutalità, provando un’ultima volta a cavalcare quella paura capace di inghiottire tutti, lì nelle badlands. Rese magicamente spettrali dai colori della fotografia granulosa di Joshua James Richards. Così, la dura poesia di Chloé Zhao muta in cinema drammatico e neorealista, stracolmo di sconfitti, di lividi, di attimi rivisti su uno schermo, mentre il destino ti ha inchiodato su una sedia da cui non ti alzerai più. Il rischio del gioco, qualcuno dice, la voglia di resistere quel secondo in più, sulla groppa di un cavallo che ha finito per fidarsi di te.

Brady e Apollo

Anche se la sua natura continua a dettare le regole, finendo per liberarsi come il vento che fischia forte e veloce, incontrando un tramonto colorato di rosso e di grigio. E Brady, contro il vento, può poco. Solo lasciarsi andare, provando a stringere un po’ di più le redini, avvicinandosi cuore e occhi ad un cielo azzurro che promette e non mantiene mai. Lacera il western contemporaneo di The Rider, per l’umanità con cui è diretto; per la sua sommessa richiesta d’amore. Per le scene che nascondono e mostrano un lato dell’America rurale, marcata dagli Indiani e dai cavalli, da quelle storie tramandate in torno ad un falò ormai spento. Questo è The Rider di Chloé Zhao.

Qui il trailer originale di The Rider:

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