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Alien 40 | Il film di Ridley Scott non sarebbe lo stesso senza Terrore nello Spazio

Ecco come Mario Bava e il suo film cult hanno ispirato lo sci-fi con Sigourney Weaver uscito nel 1979

MILANO – Alien di Ridley Scott? Quarant’anni esatti con la sua etichetta di cult movie. Ma il film di Ridley Scott non sarebbe lo stesso senza Mario Bava e la sua carriera piuttosto travagliata. Mai semplice, in perpetuo contrasto con produttori che raramente gli hanno concesso libero spazio di manovra per sprigionare tutto il suo estroso talento. Maestro del cinema di genere, formidabile marionettista del terrore, ma soprattutto professionista degli effetti speciali, spesso e volentieri ottenuti pur disponendo di risorse limitate e budget ridotti.

terrore nello spazio
Una scena di Terrore nello Spazio

Troppo spesso dimenticato in patria – allo stesso modo da pubblico e critica – il genio di Bava ha vissuto la sua rivalutazione, nonché reale consacrazione, negli anni successivi alla sua scomparsa, nel 1980. Capace di influenzare cineasti del calibro di Dario Argento, ma anche di suscitare l’apprezzamento di un grandissimo come Martin Scorsese, per arrivare ad un maestro del cinema contemporaneo quale Quentin Tarantino (il suo splendido esordio Le Iene pesca dichiaratamente dal tesissimo thriller Cani Arrabbiati).

terrore nello spazio
Planet of the Vampires, nel bellissimo poster d’epoca della versione US

Non fa eccezione Terrore nello Spazio, horror fantascientifico che risale ormai al lontano 1965, archetipo sul quale, appunto, Ridley Scott ha modellato il suo più grande capolavoro, Alien, uscito il 25 maggio del 1979. Lo spettatore viene catapultato in un’atmosfera lunare, ottenuta con nebbie colorate, luci soffuse e formazioni rocciose di cartapesta. Vero e proprio gioiellino del cinema di genere, Terrore nello Spazio fonde un sapiente e virtuoso utilizzo della scenografia, che tanto ricorda capolavori dell’espressionismo tedesco, con i tratti più personali del Bava artista.

Alien (1979) by Ridley Scott
Alien vs…

Tuttavia il più grande merito del regista sanremese è quello di riscattare, con il suo consueto stile raffinato ed elegante, una sceneggiatura a tratti leggermente confusa e faticosa, unita a delle performance attoriali non sempre all’altezza del talento di Bava. L’intreccio – riadattato dal racconto Una notte di 21 ore di Renato Pestriniero – è fitto di trovate registiche che hanno fatto scuola: su tutti ricordiamo la sequenza in cui gli astronauti scoprono lo scheletro gigante di un umanoide all’interno di una carcassa di astronave, scena che sarà poi riproposta proprio da Scott in Alien.

terrore nello spazio
…Terrore nello Spazio

Inoltre, la prorompente personalità di sperimentatore di Bava lo ha portato – nel corso della sua prolifica carriera – a fare irruzione anche nel genere thriller, con film come La ragazza che sapeva troppo o il bellissimo Sei donne per l’assassino, archetipo del giallo all’italiana, portato avanti in futuro da autori come Lucio Fulci e soprattutto il primissimo Dario Argento (La Trilogia degli Animali).

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Una foto di scena

Del resto, vogliamo ricordare il maestro Bava evitando la sterile etichetta di “Maestro del B-movie”, definizione nella quale troppe volte è stato confinato, preferendo tributare un ricordo rispettoso e nostalgico ad uno degli autori più influenti a cui il cinema italiano abbia dato i natali. Se ancora non conoscete la sua filmografia, non perdetevi il brivido di un horror alla Bava o la suggestione di un giallo all’italiana. Rigorosamente d’autore.

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